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Apre la caccia ed è subito polemica: mai così tante specie nel mirino

All'attacco Lac e Pro natura
Articolo pubblicato il 03-09-2016 alle ore 15:47:38
Apre la caccia ed è subito polemica: ma così tante specie nel mirino 3
Apre la caccia ed è subito polemica: ma così tante specie nel mirino 3

Si riapre la stagione della caccia e puntualmente si riaprono gli scontri tra associazioni di doppiette e ambientalilsti. A partire da oggi in Piemonte si possono cacciare tortora, cornacchia nera, cornacchia grigia, gazza e ghiandaia, nei termini disposti dal calenario venatorio approvato dalla Regione Piemonte. Ed è subito polemica: la Lac (lega per l'abolizione della caccia) e Pro Natura segnalano che mai nella storia, in Piemonte, è stata autorizzato l'abbattimento di ben 39 specie, tra cui molti animali in decremento demografico e addirittura a rischio d'estinzione.

«L’approvazione con legge del divieto di caccia per pernice bianca, lepre variabile, allodola, avvenuto lo scorso anno, è l’unico fatto positivo in una gestione regionale dell’attività venatoria lontana dalle sensibilità della popolazione, indifferente verso le regole democratiche e rivolta ad accontentare le richieste dei cacciatori - scrivono le due associazion -. Caccia agli ungulati aperta tutto l’anno, preaperture a settembre, 39 specie cacciabili (cornacchia nera, gazza, ghiandaia, lepre, minilepre, coniglio selvatico, pernice rossa, starna, fagiano, quaglia, tortora, germano reale, gallinella d’acqua, alzavola, fischione, canapiglia, mestolone, codone, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, marzaiola, beccaccia, beccaccino, colombaccio, tordo sassello, tordo bottaccio, cesena, volpe, coturnice, fagiano di monte, capriolo, camoscio, cervo, daino, muflone, cinghiale) caratterizzano le scelte in campo venatorio di questa amministrazione di centrosinistra. Le specie cacciabili in Piemonte erano 35 nel 1979, solo 16 nel 1988 e da allora non hanno fatto altro che aumentare fino alle 39 di oggi. Il risultato di questa politica è la distruzione di ciò che resta del patrimonio faunistico piemontese».

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