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Associazione vegani: ecco perché diciamo no alla corsa degli asini di Serravalle

"Gli animali non gareggerebbero se non li si obbligasse"
Articolo pubblicato il 12-07-2016 alle ore 08:41:54
Associazione vegani: ecco perché diciamo no alla corsa degli asini di Serravalle 3
A sinistra, Antonino Curcio
Associazione vegani: ecco perché diciamo no alla corsa degli asini di Serravalle 4
Associazione vegani: ecco perché diciamo no alla corsa degli asini di Serravalle 4

In risposta a chi difende la corsa degli asini di Serravalle, siostenendo che non ci sono maltrattamenti agli animali, risponde con una lettera aperta Antonino Curcio, esponente dell'Avi, Associazione vegani italiani.

«Mai come in passato il futuro del pianeta in cui siamo ospiti è nelle nostre mani. L’impatto umano infatti ha raggiunto livelli preoccupanti, sia in termini di sfruttamento dei territori che di inquinamento ambientale. La scelta vegana permette di agire in prima persona per cambiare questa situazione, senza aspettare che altri (governi, multinazionali, case farmaceutiche, società) decidano per noi. Si può ancora cambiare il destino del mondo, si può ancora salvare il pianeta.

Il Veganismo nasce nel 1944 in Inghilterra ad opera di Elsie Shrigley e Donald Watson, due membri della Vegetarian Society, i quali pensarono che fosse necessario formare un coordinamento di "vegetariani non consumatori di latticini". Essere vegani vuol dire acquisire consapevolezza sul valore prezioso di ogni vita e di conseguenza vivere senza più causare sofferenza e morte a nessuna creatura. Far sì che il nostro impatto sul pianeta sia il più lieve possibile cercando di vivere in simbiosi con ogni essere vivente. Essere vegani è abbracciare un ampio cerchio di motivazioni profonde che oltre al discorso etico si collegano a quello salutistico e di rispetto per l’ambiente, nonché alla disparità delle risorse tra paesi ricchi e quelli poveri. Essere attivisti vegani significa dare voce a chi voce non ha, a chi non ha forza per difendersi, a chi è nato appositamente per essere ucciso. Giustiziati senza colpa, se non quella di essere “buoni”, “utili”, “necessari”. Ma di necessario nella loro morte non vi è proprio nulla. Le proteste, i presidi, le manifestazioni così come l’informazione, la divulgazione, l’approccio alla cucina vegana sono tutti aspetti di uno stesso messaggio. Che non è necessario né sfruttare nè uccidere nessuno per vivere. Questa è la bella notizia. Le forme di sfruttamento sono molteplici, dagli allevamenti intensivi alla vivisezione, dalle pellicce a circhi, zoo e acquari, dai palii alle sagre in cui vengono derisi e impiegati animali in situazioni innaturali e spesso pericolose. Il fine delle nostre azioni è quello di destare la coscienza e risvegliare i sentimenti di chi assiste o partecipa a spettacoli con l’utilizzo di animali, così come in ogni altro ambito di sfruttamento.

La festa di Serravalle con i costumi medioevali è caratteristica e bellissima e non c’è alcun bisogno di ricorrere al Palio per rievocare tradizioni passate e per festeggiare. Non c’è alcun bisogno di sfruttare gli animali per mettere in piedi una sfida tra rioni, si può ricorrere ad altri modi di sfida tra uomini. Se gli animali ora hanno un trattamento migliore lo si deve anche alle proteste animaliste che nel corso degli anni hanno denunciato e messo in risalto le condizioni in cui venivano tenuti gli animali.

Ma è un “migliore” relativo. Gli asini non correrebbero volontariamente, su questo non credo ci sia da discutere. Sono obbligati a farlo e quindi questo è uno sfruttamento. E che fine fanno dopo averli impiegati nelle corse, quando invecchiano? Forse diventano il tapelucco servito con la polenta alla cena del Palio? Non vi è scritto da nessuna parte che le tradizioni debbano proseguire per sempre, se sono incivili, innaturali ed ingiuste. Oltretutto il Palio nasce alla fine degli anni ’70, per cui è un’usanza recente che può essere modificata tranquillamente senza stravolgere la memoria storica di nessuno.

Tutti gli esseri viventi hanno diritto a vivere una vita dignitosa e libera. Gli animali non hanno voce per difendersi ma provano le nostre stesse emozioni, sono esseri senzienti come noi. Nascono, crescono, si riproducono, soffrono... e muoiono. La morte quindi dovrebbe essere soggetta alle leggi naturali e non certo opera dell’uomo, che invece per i propri motivi egoistici personali sfrutta creature innocenti fin dalla nascita, le separa dalle madri, le fa soffrire e poi le ammazza a pochi mesi di vita. Tutto ciò per altre abitudini errate, per informazioni nutrizionali non corrette che i media contribuiscono a veicolare, complici delle grandi lobbies. Il latte (e più precisamente la caseina in esso contenuta), è un veleno per il nostro organismo. Latte e latticini acidificano il sangue (come le altre proteine animali) e contribuiscono ad incrementare l’osteoporosi. Tutto il contrario di ciò che ci hanno inculcato per anni e anni. Ma la prova evidente è nello stato di salute di parecchi anziani che soffrono di questa e molte altre patologie correlate ad un elevato consumo di prodotti animali. Neppure le uova sono indenni dal business di morte: ogni anno milioni di pulcini maschi vengono tritati vivi perché non utili alla produzione. Ignobile.

Credo che l’informazione sia fondamentale perché la conoscenza permette di scegliere con coscienza. Vi invitiamo pertanto a visitare il nostro sito per avere modo di avvicinarvi al discorso vegano, augurandoci che ne possiate condividere i valori etici e morali».

Antonino Curcio

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