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Carcoforo: i due grandi alberi monumentali che sfidano i secoli

Ora sono un patrimonio riconosciuto dalla Regione
Articolo pubblicato il 18-10-2017 alle ore 14:34:58
Carcoforo: i due grandi alberi monumentali che sfidano i secoli 3
Il frasso
Carcoforo: i due grandi alberi monumentali che sfidano i secoli 4
Il larice

Due grandi alberi monumentali che sfidano i secoli. Sono stati riconosciuti dalla Regione Piemonte nei giorni scorsi. «La legge del 2013 ha innovato il principio della tutela e della salvaguardia degli alberi riconosciuti monumentali in base ad una serie di criteri di longevità, peculiarità botanica, dimensione, storicità e valore paesaggistico, creando i presupposti affinchè i nostri alberi più pregiati possano continuare la loro esistenza con il dovuto rispetto per la rappresentatività paesaggistica che manifestano», spiega Ermanno Comotti, dottore agronomo. E aggiunge: «La stessa legge citata, indica nei Comuni le istituzioni deputate al censimento nel proprio territorio degli esemplari degni di segnalazione alla propria Regione e disponibili alla consultazione».

A Carcoforo grazie all'impegno del sindaco Marino Sesone, dopo un lungo iter fatto di segnalazioni e di verifiche in loco da parte dell'Ipla e grazie anche ad un articolo apparso su "La Stampa" nel 2016 a firma Tiziano Fratus, noto simpaticamente come “il cacciatore di alberi”, che ha messo in risalto un esemplare di Fraxinus excelsior conosciuto in paese come il “Frasso dal vote”, finalmente il “Matusalemme verde” ha avuto il suo meritato riconoscimento di monumentalità. Il Frasso veglia sul paese dall'alto dei suoi ben oltre 250 anni, difficilmente quantificabili in modo preciso, nonostante i segni del tempo ne abbiano mortificato il portamento comunque maestoso, vista la circonferenza del fusto di 540 cm a petto d'uomo. Tale esemplare veniva già citato da un viaggiatore inglese in una sua cronaca della metà del 1800 rilevandone anche allora la sua significativa presenza. Risulta inoltre essere l'unico testimone vivente del drammatico incendio che nel 1862 ha devastato la parte alta del paese a seguito di un evento doloso.

Più lontano dai percorsi abituali e certamente meno noto è invece l'esemplare di larice, Larix decidua, individuato non molto distante dal Frasso ma di grande imponenza, secondo in tutto il Piemonte, tra le piante monumentali riconosciute, soltanto ad un altro larice monumentale presente nel vicino comune di Rima San Giuseppe. Un'altezza di 46 metri, (come un palazzo di più di 11 piani) ed una circonferenza del fusto di 4,60 m lo rendono un principe tra altri non meno degni esemplari della nostra flora arborea montana.

Spiega ancora Ermanno Mauro Comotti: «L'altitudine di dimora a 1.570 metri lo colloca esattamente nella sua zona fitoclimatica ideale, il laricetum, tra le pochissime specie arboree capaci di sopportare le ingiurie dell'alta quota, neve, vento, gelo e, non ultimi per i larici, i fulmini». Infine anche il sito di dimora, non proprio agevole da raggiungere, ha evitato che negli oltre 200 anni di vita il larice potesse diventare la trave del colmo di un tetto od altro materiale d'opera. Le due persone alla base della pianta, ben danno il senso della sua dimensione.

E Comotti aggiunge: «Ora non resta che valorizzarne l'esistenza con le dovute “cure professionali”, rendere entrambi più raggiungibili agli estimatori con un'attenta ma non invasiva segnaletica e continuare a rispettarli per il resto del loro meraviglioso futuro. Per chi pensasse che in fondo sono solo vegetali, si sappia che il loro danneggiamento o, peggio ancora, l'abbattimento potrebbero costare fino a 100mila euro di sanzione».

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