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Cena al buio per l'Escai di Grignasco

Al termine scambio di emozioni
Articolo pubblicato il 30-11-2016 alle ore 18:22:33
Cena al buio per l'Escai di Grignasco 2
I partecipanti alla cena

Nessuna luce, nemmeno quella di orologi e telefonini, e camerieri ciechi: è stata una cena decisamente particolare quella che si è tenuta sabato sera all’oratorio di Grignasco e che ha chiuso la stagione dell’Escai. «Ogni anno cerco di offrire ai ragazzi e ai loro familiari un appuntamento diverso, questa volta ho scelto di riproporre la cena al buio, già sperimentata nel 2011 - spiega la responsabile dell’Escai Gabriella Patriarca -. Sono molto soddisfatta del risultato: la serata è stata molto significativa e ha reso partecipi e consapevoli tutti i presenti. Se l’iniziativa ha avuto il successo sperato, il merito va anche a Michele, Dario e Perry, ai fantastici cuochi della comunità della Colma Teresina, Silvia, Mario, Danilo e Luisa, all'ottima disponibilità del team dell'oratorio con don Enrico Marcioni in testa e all'inaspettato e professionale aiuto offertoci da Lino Cao, del Gruppo pescatori di Grignasco. Un grazie poi per la loro partecipazione alla sezione Cai di Mosso e alla sottosezione di Borgosesia, oltre ovviamente ai giovani e ai loro genitori».

Ai commensali sono stati serviti piatti che non potevano vedere, solo annusare e assaggiare; al termine ci si è scambiati commenti e opinioni, mettendo a nudo le emozioni. Proprio come i ragazzi fanno in occasione di ogni uscita organizzata dall’Escai cittadino: «Il tema conduttore per l’anno 2016 si è sviluppato attorno al titolo “Incontri di antichi saperi, di mitologia popolare. Il Tempo è ora!” - prosegue Patriarca -. In questi 12 mesi abbiamo camminato, ciaspolato e navigato osservando, ascoltando e sperimentando il “cammino del tempo”. Abbiamo incontrato antichi saperi e scoperto arcaiche conoscenze tramandate di generazione in generazione, ci siamo fermati a con i taglialegna, incantati davanti agli Orridi di Uriezzo e abbiamo imparato come fare per essere sicuri sulla neve».


Al termine di ogni esperienza ai partecipanti viene chiesto di scrivere o disegnare quello che si è provato. «L’Escai non è solo camminare in montagna - conclude Patriarca -. L’Escai è capacità di decodificare le proprie emozioni, rispetto della natura e conoscenza del territorio e delle tradizioni. Noi accompagnatori diamo il massimo per ascoltare i ragazzi e i loro bisogni e per aiutare famiglie e insegnanti nell’arduo compito di educare. Noi seminiamo, quando i giovani sono pronti recepiscono».

 

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