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Una lettera dell'ex responsabile sel servizio

«Chiuso il Tribunale del malato in Valsesia?»

«Tempi di attesa disastrosi per le visite specialistiche»
Articolo pubblicato il 15-12-2015 alle ore 12:43:08
«Chiuso il Tribunale del malato in Valsesia?» 3
L'ingresso dell'ospedale di Borgosesia

Una riflessione sulla sanità valsesiana dall’ex responsabile del Tribunale dei diritti del malato.

«Vorrei fare osservare solo il mio disappunto, ma anche quello di tutta la Valsesia, per il continuo smantellamento dei reparti che vengono spostati all’ospedale di Vercelli. Vorrei ricordare gli ultimi dati relativi all’ospedale vecchio: 110 posti letto. Nell’ospedale nuovo (nato vecchio) ci sono 40 posti in meno. Si sono perse la cardiologia, la pediatria, l’urologia, e in più alcune figure professionali strategiche in altri reparti, che non vengono più sostituite perché l’intenzione è quella di chiudere, a breve, l’ospedale stesso. Non basta appendere un cartello fuori da una porta con scritto “rianimazione”, perché per far funzionare questa struttura occorre il personale: medici e infermieri con orario continuato (24 ore su 24) con costi che l’Asl non è in grado di sopportare.
Quando in un ospedale viene chiusa anche la farmacia interna e, per la richiesta di farmaci, si deve ricorrere alla farmacia del Sant’Andrea di Vercelli, significa che l’ospedale non ha più una sua autonomia. Una volta all’anno viene fatta una raccolta di farmaci per bisognosi: perché non partecipa anche l’ospedale di Borgosesia?
Solo un accenno ai tempi di attesa per le visite specialistiche che hanno ormai raggiunto livelli insostenibili. Questa non è più prevenzione. Occorrerebbe una legge regionale che stabilisse tempi certi per tutelare maggiormente la salute dei cittadini.

E che dire che Tribunale dei diritti del malato? E’ esistito in questi ultimi tempi? Dov’erano i personaggi che avrebbero dovuto tutelare e difendere la sanità locale e i diritti dei malati? Questi avrebbero almeno dovuto fingere di essere dalla parte del malato, contrastando le politiche di continuo decentramento di posti letto e reparti. La loro attività di volontariato si è ridotta al mero apparire, e in poco tempo sono spariti del tutto, senza lasciare traccia del loro operato, fino alla chiusura definitiva dell’ufficio».

Vincenzo Zanellato

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