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Cinque anni senza Telemonterosa:''Enzo, ma quand'è che riprendi a trasmettere?''

Erano le 19.15 del 29 luglio 2011 quando lo schermo si fece nero
Articolo pubblicato il 08-08-2016 alle ore 11:28:21
Cinque anni senza Telemonterosa 2
Enzo Silvestri in regia a Telemonterosa

"Enzo, ma quand’è che riprendi a trasmettere?". Negli ultimi cinque anni, passeggiando per Borgosesia, non è trascorso giorno in cui qualcuno non gli abbia posto questa domanda.

"L’avevo pensato e anche detto - dice Enzo Silvestri -: la gente si sarebbe accorta dell’importanza della televisione locale nel momento della chiusura. Del resto spesso ci si accorge del valore di una cosa proprio quando essa viene a mancare". E Telemonterosa ai valsesiani manca ormai da un lustro.

"Precisamente dal 29 luglio 2011 – ricorda Silvestri, fondatore e patron dell’emittente –; alle 19.15 di quel giorno, anziché mandare in onda la prima edizione del telegiornale, lo schermo si fece nero e per noi fu la fine. Avevamo subìto uno sfratto esecutivo da parte dei proprietari dell’immobile, ma quella fu la classica goccia che fece traboccare il vaso. I nostri problemi erano iniziati tanto tempo prima».

Partiamo dall’inizio. Lei era un meccanico d’auto che poi si mise a produrre valvole industriali: come le venne l’idea della tv?

In Valsesia non c’era e io volevo portare un po’ di originalità. Credo di aver offerto un servizio nuovo alle persone della nostra valle. Nel febbraio del 1981 ci registrammo alla camera di commercio e il 30 novembre iniziarono le trasmissioni, da subito ideate e condotte nella storica sede di via Novara. In provincia di Vercelli eravamo gli unici.

Quali programmi ricorda con particolare piacere?
Ne abbiamo realizzati davvero tanti e forse sarebbe più facile dire quelli che non abbiamo fatto. Siamo stati i primi a proporre una rassegna stampa: la trasmissione si chiamava “Il giornale di domani” ed era condotta da Gianmario Gallo. Da ricordare poi “Onda blu”, varietà musicale di Michele Stellacci e con la partecipazione di Pierangelo Pitto, “Siamo piccoli, ma cresceremo”, dedicato ai bambini, “Primo piano”, “Sotto la lente”, entrambi di attualità, vari programmi sportivi, le telecronache allo stadio Comunale delle partite del Borgosesia Calcio, i collegamenti in diretta con il Mercu Scûrot, “Sui sentieri del pensare”, a cura del filosofo Giovanni Turcotti, e potrei andare avanti ancora per un bel po’. La trasmissione più prestigiosa direi che è stata la selezione nazionale dello “Zecchino d’Oro”: a presentarla c’era Sabrina Panizza, con Monica Ingletti che andò in mondovisione.

Impossibile da dimenticare è la figura di Primo Di Vitto: qual è stato il suo contributo in televisione?
"In effetti Primo Di Vitto merita un capitolo a parte. Intanto fu lui ad assegnare all’emittente il nome Telemonterosa, e poi era davvero un personaggio. Aveva un modo curioso, per non dire stravagante, di condurre il telegiornale, specie quello della domenica sera, quando si esaltava e i telespettatori appassionati di calcio attendevano con ansia il risultato del Borgosesia e delle altre squadre impegnate in trasferta. A un certo punto gli ritagliammo uno spazio tutto suo con il programma “Prego, stia scomodo”: lui stava in poltrona, mentre l’ospite di turno doveva sedersi su un “ciücc”, un ceppo di legno".

E con le autorità politiche, che tipo di rapporti si erano instaurati?
Le registrazioni dei consigli di Borgosesia, Varallo e Comunità Montana erano molto seguite, dunque ritengo positivo il rapporto avuto con gli amministratori di quegli enti. Qualche nome?Gianluca Buonanno ha collaborato con noi per anni, Oscar Luigi Scalfaro a Telemonterosa era di casa e anche Gianfranco Astori veniva sovente a trovarci".

Alludeva prima ai problemi che da molto tempo affliggevano l’emittente. C’erano difficoltà economiche?
"Sì, e per la penuria di tali risorse siamo stati costretti a chiudere. L’avvento del digitale terrestre non c’entra: già due anni prima facevamo le prove sulla nuova piattaforma e dal punto di vista tecnologico siamo sempre stati all’avanguardia. Basti pensare che trasmettevamo anche in streaming".

Ma non c’è proprio stato verso di salvare l’attività?
"Purtroppo no, ero solo e senza mezzi. Con il contributo e la buona volontà di tutti si poteva però tenere in vita la televisione, e invece si è preferito lasciarla morire. Per l’informazione locale è stata una grossa perdita. Ora tutto il materiale cartaceo si trova conservato alla “Fabbrica della ruota” di Pray, dove è a disposizione di chiunque voglia consultarlo".

Dunque, non riprenderà a trasmettere?
"Fosse per me ricomincerei anche domattina, ma servono fondi. L’entusiasmo non basta. Da parte mia ringrazio tutti i collaboratori volontari che per trent’anni hanno contribuito con passione a far vivere Telemonterosa".

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