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Coggiola, chiesa ''in gabbia'' per sistemare la facciata che perde i pezzi

Articolo pubblicato il 25-10-2017 alle ore 18:17:56
Coggiola, chiesa ''in gabbia'' per sistemare la facciata che perde i pezzi 3
Coggiola, chiesa ''in gabbia'' per sistemare la facciata che perde i pezzi 3

Una facciata più bella, ma anche più sicura per la chiesa di San Giorgio a Coggiola. Nei giorni scorsi è stato posizionato il ponteggio per iniziare i lavori. Il problema della struttura riguarda soprattutto, appunto, la facciata, soggetta a una caduta continua di calcinacci, tanto che già un paio d’anni fa il parroco don Carlo Borrione aveva fatto posizionare delle reti su alcune nicchie della faccia, e un ponteggio a protezione di chi entra ed esce nel luogo di culto. Anche le statue erano state “ingabbiate” per evitare cedimenti e cadute intesiderate di frammenti. Non si può pensare, invece, almeno per il momento, di recuperare gli affreschi del 1700 nascosti sotto la crosta della parete.

Don Borrione da tempo attendeva di poter partire con i lavori. «Abbiamo a disposizione 70mila euro - spiega il sacerdote - e quelli serviranno per rendere la facciata presentabile e sicura. Il progetto completo? Per ora non se ne parla, con questa cifra si riuscirà a fare il minimo indispensabile».

Insomma, niente fronzoli come sottolinea il sacerdote: «Gli affreschi che già si vedono verranno sistemati e quelli sotto la crosta rimarranno lì». Magari in attesa di tempi migliori o di maxi finanziamenti.

L’ultima volta che la facciata era stata rifatta era il 1928. «Sia chiaro che nessuno ha intenzione di riportarla come era nel 1700 - spiega ancora il parroco -. Il mio obiettivo è solo quello di rendere la nostra facciata presentabile per poter accogliere i fedeli».

E per riuscire a centrare l’obiettivo il parroco ha dovuto confrontarsi più volte con la Sovrintendenza delle belle arti. «Siamo riusciti a sbloccare la situazione - riprende -. Abbiamo avuto il via libera per un progetto di ristrutturazione generale e abbiamo affidato i lavori a una ditta convenzionata con la Sovrintendenza». Per coprire la spesa è arrivato un contributo dalla Cei, la Conferenza dei vescovi.

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