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«Country Hospital di Varallo, la farsa è iniziata 20 anni fa...»

Lettera aperta dedicata alla sanità locale
Articolo pubblicato il 12-10-2016 alle ore 18:50:10
«Country Hospital di Varallo, la farsa è iniziata 20 anni fa...» 3
«Country Hospital di Varallo, la farsa è iniziata 20 anni fa...» 3

Da un lettore di Varallo riceviamo e pubblichiamo.

«La chiusura del Country Hospital di Varallo è la penultima tappa (al peggio non c’è mai fine) di una vicenda (squallida) iniziata esattamente  vent’anni fa. In sostituzione dell’ospedale “Santissima Trinità”, dall’allora Asl11,  Regione  Piemonte e dalle varie amministrazioni comunali  furono promessi, nell’ordine:

1997(presidente della regione  Ghigo, sindaco  Pitto):120 posti letto di riabilitazione gestiti dalla clinica Maugeri di Veruno con ambulatori di radiologia e servizi.
1998 (presidente  Ghigo, sindaco  Pitto): i letti diventano 80 più 10 di Day Hospital
2004 gennaio (presidente  Ghigo, sindaco Buonanno):   i letti diventano 54 con la Tac  e Country Hospital
2004 marzo (presidente  Ghigo, sindaco Buonanno): niente 54 letti e Tac, ma forse Country Hospital
2006 (presidente  Bresso, sindaco Buonanno): Casa della salute e Country Hospital.
A fronte di ciò, le cose effettivamente realizzate sono state queste:
2009 (presidente  Bresso, sindaco Buonanno): apertura presso l’ex “Santissima Trinità” di tre piccoli studi per nove medici di base;  trasloco  degli  ambulatori da viale Cesare Battisti e della palestra da Casa serena, con posa  di targa  “Casa della salute Don Ercole Scolari”.
2012 (presidente  Cota, sindaco Buonanno): trasloco dei 10 posti letto di lungodegenza da Casa Serena  all’ex “Santissima Trinità” con affissione del cartello  “Country Hospital”.

L’unica novità sostanziale rispetto a prima (2006), a parte i locali, è stata l’apertura di ambulatori per i medici di base (con  sala d’attesa  nel  corridoio e in comune con ufficio amministrativo e ambulatorio odontoiatrico), che per 19 ore e mezza a    settimana ricevono i pazienti alla “Casa della salute” anziché nei loro studi privati, con quale maggiore  beneficio per gli utenti non si sa. Per il resto è tutto come prima: stessi servizi, stesso personale con le stesse mansioni, stessi ambulatori specialistici, stessa “organizzazione fai da te” delle code  con chiamata  a vivavoce, stessi foglietti  appesi all’ingresso: un semplice poliambulatorio (con  quello di ecografia  chiuso   da  oltre un anno   e   con quello di cardiologia   nemmeno segnalato su Internet), ma non certo una  “Casa della salute”. Per essere tale   infatti è  indispensabile  che vi sia  la presenza  continuativa di almeno un medico di base dalle ore 8 alle 20, cioè 12 ore al giorno e 7 giorni su 7. E non, come a Varallo, per  18 ore di  solo ambulatorio cinque  giorni alla settimana.

In questo modo  si garantisce la copertura medica  per un eventuale    ospedale di comunità di 15-20 letti, e l’erogazione di   tutta una serie  di numerosi  servizi  per i cittadini, primo fra tutti quello di pronto soccorso diurno, che sarebbe lungo elencare (si veda su Internet  il sito di una delle ben 45 “case “ della sola Emilia Romagna).

Tutto autorizza a pensare che si è  trattato  di una operazione di facciata per mettere una pietra sopra una vicenda che dava fastidio a molti. La  stessa  motivazione del trasferimento del Country Hospital  (con lo stesso personale si gestiscono  il doppio di posti letto) è la (auto)denuncia della incompetenza e/o malafede di chi cinque anni fa  lo realizzò (nella parte più infelice    dell’ex “Santissima Trinità”)  sprecando 800mila euro di pubblico denaro:  da  sempre è notorio  che il modulo di 20 posti è quello  ottimale per il rapporto tra costi e qualità del servizio (vedi standard ministeriali del 1988 e recente decreto Balduzzi  del 2012).

Di questi  risultati ovviamente  i vari politici e direttori  Asl coinvolti (Barabino,  Brignoglio, Gallo, Sarpieri) non risponderanno,  né i dirigenti loro collaboratori, che non cambiano mai al mutar dei direttori (in media  uno ogni due anni dal 95 ad oggi) e magari  sono stati anche promossi  per questo capolavoro: alla fin fine Varallo e alta Valsesia sono solo una palla al piede per loro e, come “gentilmente” affermò a suo tempo  il direttore Grando, dal punto di vista elettorale contano  come un condominio di Torino. Onore  alla franchezza.  Ma Il fatto più grave è   che a suo tempo il sindaco    di Varallo, che della salvezza dell’ospedale si era fatto paladino, non solo non ha  denunciato l’inganno ma  ha   contribuito a rafforzarlo, proclamando  alla sua inaugurazione che “il cuore del Santissima Trinità torna a battere e con esso quello di don Ercole”. Quanto  al gioco delle parti sulla pelle dei poveri cristi,  ci sarà pure una Giustizia  alla quale le comparse, che continuano a recitarlo in questi giorni, dovranno rendere conto».

Silvio Giubertoni

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