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Da Scopello all'Australia senza biglietto di ritorno

Articolo pubblicato il 05-11-2017 alle ore 16:55:54
Da Scopello all'Australia senza biglietto di ritorno 3
Walid El Idrissi (in mezzo a due amici)

Intende vedere l’altra parte del mondo e non ha paura di lavorare sodo per riuscire a dare vita al suo sogno. Da Scopello all'Australia, senza biglietto di ritorno. E' la storia di Walid El Idrissi, ex studente dell'Itis "Lirelli" di Borgosesia, che ha deciso, dopo la maturità di partire all'avventura dall'altra parte del mondo.

Una decisione presa qualche mese fa. «Volevo andare a fare uno stage ad Abu Dhabi, dove mio cugino possiede un'azienda - racconta - ma per motivi burocratici non sono partito. Nell'anno della maturità il professor Piandoro, che mi ha aperto la mente, è dovuto andare via. Al suo posto è arrivato il professor Russo. E' giovanissimo, ma ha saputo della mia voglia di viaggiare e mi ha procurato i contatti, visto che anni prima aveva fatto la stessa cosa». Così Walid, 19 anni, d'estate decide di lavorare alla macelleria Ottone di Campertogno, per pagarsi il viaggio: «Non li ho mai sentiti come dei datori di lavoro - prosegue emozionato - ma come una famiglia, hanno dei valori forti. Sono state persone fondamentali, come le maestre Fittabile e Vermiglio alle elementari e la professoressa Ferraris alle superiori. E naturalmente la mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto, anche quando ho deciso di non andare all'università». 

L'avventura inizia il 18 settembre, con un volo da Malpensa con scalo a Bangkok, in Thailandia. Walid atterra a Brisbane, nell'Australia orientale, e ha un contatto per lavorare nelle "farm", le grandi fattorie di campagna dell'entroterra, per ottenere il visto. Ma accade l'imprevisto: il clima troppo caldo (in Australia le stagioni sono invertite) impedisce di lavorare in campagna. Nell'ostello dove è ospitato, Walid conosce Alessia, una ragazza italiana che gli propone un lavoro come lavapiatti. «Ho fatto un giorno di prova - racconta Walid - poi mi hanno assunto a 25 dollari a settimana e abbuonandomi l'affitto. Ora lavoro in cucina, ma fra qualche mese dovrei entrare in un'impresa edile».

E quando si parla della nuova vita in Australia, le differenze sono tante: «Qui è normale conversare con chi incontri in giro, con il barista, con il bancario. Si pagano tante tasse ma tutti i servizi funzionano, la pulizia è incredibile. Lo Stato aiuta prima gli australiani disoccupati con sussidi e case popolari, cosa che in Italia non accade. Quando torno? Non ho ancora deciso. Penso intorno ai 25 anni, quando riterrò che la mia mente si sia aperta abbastanza. La Valsesia mi manca, la sua cultura, la sua atmosfera, le sue feste di paese. Me la porterò sempre nel cuore, come tutti i posti dove sono cresciuto. Ma il sogno rimane sempre Abu Dhabi. E un giorno ci arriverò».

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