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Don Roberto Collarini racconta il Bangladesh

Articolo pubblicato il 12-02-2018 alle ore 17:51:20
Don Roberto Collarini racconta il Bangladesh  3
Don Roberto Collarini racconta il Bangladesh 3

Da Varallo al Bangladesh in un viaggio missionario: è tornato pochi giorni fa il gruppo composto dal prevosto don Roberto Collarini, che per il secondo anno consecutivo si è recato in visita nel paese asiatico, affiancando la presidente del Gruppo Bangladesh, Rita Moretti, suo marito Antonio Ciambriello, Marilena Remiggio e Carla Vasina Armiento, entrambe alla loro terza esperienza missionaria. Scopo principale del viaggio era quello di visitare la missione varallese e di incontrare i missionari del Pime che da più di cinquant’anni coordinano le attività di sviluppo del Centro scolastico di Dinajpur nel nord-ovest del paese.

Ecco cosa scrive don Roberto: «E’ stata per noi l’occasione preziosa di confrontarci e verificare il cammino fatto dai tempi della fondazione, voluta fortemente da don Ercole Scolari. Il direttore del Centro scolastico, padre Gianni Zanchi, che è succeduto cinque anni fa a padre Quirico Martinelli, ci ha ricordato che le grandi strutture della missione e del centro scolastico sono tutte perfettamente funzionanti e che dal punto di vista strutturale non c’è più nulla da costruire nei prossimi anni. Si tratta invece di provare a pensare alla necessità di ricambio di alcune importanti attrezzature dei laboratori tecnico professionali che formano le centinaia di studenti delle scuole professionali per abilitarli ad entrare con competenza nel mondo del lavoro. Abbiamo avuto un confronto interessante con il direttore scolastico Massimo Cattaneo che sta sviluppando un progetto di riqualificazione della “Technical School”, appoggiandosi ad un giovane e quotato ingegnere italiano (Alberto) che dovrebbe raggiungerlo tra alcuni mesi e coordinare con lui un decisivo ammodernamento dei macchinari che serviranno a formare gli studenti della scuola. Noi con il nostro gruppo ci siamo dichiarati disponibili a partecipare all’eventuale rilancio di questo parco macchine rinnovato e messo completamente in sicurezza. Naturalmente attendiamo un progetto più dettagliato nei prossimi mesi, così da poterlo condividere con il Consiglio direttivo del Gruppo Bangladesh di Varallo.

Non sono certo le strutture a mancare nelle nostre missioni bengalesi; in questi decenni hanno avuto uno sviluppo notevole ed in continua crescita. Ciò che serve è invece riuscire ad individuare gli ambiti scolastici che possano meglio assicurare un inserimento professionale e lavorativo sempre più qualificato agli studenti delle scuole superiori.

Nel nostro viaggio abbiamo pure visitato un lebbrosario (a Dhanjuri), per fortuna sempre meno ricettivo di malati, in quanto la lebbra (anche grazie ad una puntuale campagna di sensibilizzazione da parte dello stato) sta gradualmente riducendo i suoi effetti devastanti sulla popolazione locale.

La nostra visita all’ospedale di Dinajpur, gestito dai padri del Pime, ci ha positivamente meravigliati per il suo ottimo funzionamento e per la sua eccellente scuola triennale per infermiere professionali. In ambito sanitario sono infatti sostanziosi gli aiuti economici da parte di organismi internazionali.

Sia a Dhaka (la capitale) che nella verdeggiante Valle del tè (il Sylhet) abbiamo potuto visitare con grande commozione due centri splendidamente gestiti dalle Suore di Madre Teresa di Calcutta che ospitano orfani, ragazze madri e bimbi abbandonati sulle strade. Davvero tanta speranza scaturisce da questi centri che prestano grande attenzione e prossimità alle fasce più povere ed emarginate a livello sociale.

Il nostro gruppo varallese rientra da questo viaggio con un grande arricchimento interiore per aver potuto constatare che le innumerevoli povertà, pur sempre presenti nel popoloso paese asiatico, stanno rimarginandosi in tutti gli ambiti gestiti dalle comunità religiose che da decenni hanno fatto la scelta di camminare con gli ultimi, promuovendoli socialmente ed offrendo loro sempre più ampie possibilità di riscatto e di speranza».

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