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Fenera e Alta Valsesia riuniti in un unico parco

L'ente si è costituto quest'anno dando seguito a una legge del 2015
Articolo pubblicato il 18-08-2016 alle ore 15:33:23
Fenera e Alta Valsesia riuniti in un unico parco 2
Fenera e Alta Valsesia formano ormai un parco unico

Lavorare insieme per favorire il turismo e l'occupazione: sono questi, anche ma non solo, gli obiettivi che si è posto il neonato ente di gestione delle aree protette della Valsesia, che ha incorporato il parco dell'alta Valsesia e quello del monte Fenera.

L'ente è stato costituito quest'anno, dando così seguito a una legge del 2015 che ha accorpato vari soggetti. E' stato riformulato anche il consiglio direttivo che vede, tra volti vecchi e nuovi, la presidenza affidata a Ermanno De Biaggi; il direttore è Nicoletta Furno, i consiglieri Ivan Rainoldi (che è anche vice presidente), Roberto Veggi, Ilaria Selvaggio, Andrea De Gasperis, Giuseppe Ferraris e Alessia Caresana. Il consiglio resterà in carico tre anni (poiché segue di pari passo i mandati della giunta regionale).

«Siamo all'inizio di un triennio di lavoro – dice De Biaggi – e dopo aver trascorso i primi mesi a prendere coscienza di quello che era stato fatto finora ci siamo messi all'opera per programmare questi tre anni. La prima cosa che abbiamo capito è che per arrivare a degli obiettivi concreti dobbiamo lavorare in sinergia con i numerosi enti già presenti sul territorio, come Comuni, Unione dei comuni montani, istituzioni e associazioni della portata del Cai, oltre a enti promozionali e turistici. Purtroppo abbiamo notato che c'è un certo scollamento tra questi soggetti; quello che vogliamo costruire noi è una rete che unisca tutti, proponendo progetti e sviluppandoli insieme. Oggi c'è poco coordinamento, occorre evitare che ci siano troppe iniziative che si sommano l'una alle altre. Il tutto per un nobile obiettivo: mantenere e migliorare l'ambiente naturale locale, anche andando a valorizzare le pratiche e le attività che fanno parte della tradizione».

L'ente pensa a rimettere in piedi attività legate alla cura del territorio, per esempio recuperando la coltivazione degli orti. «Un tempo gli orti venivano coltivati per la sussistenza della famiglia, poi sono stati abbandonati – prosegue De Biaggi -. Il nostro intento è di ricostituirli, creando posti di lavoro, investimenti, luoghi che ormai non si conoscono più e andando al tempo stesso a offrire ai turisti prodotti veramente a chilometro zero, sani e genuini».

Un altro progetto che l'ente vorrebbe portare a termine riguarda le strutture per l'accoglienza e i servizi, dalla sentieristica alla cartellonistica. «Non si può pensare di far venire i turisti in Valsesia se poi non gli si offrono servizi e strutture – prosegue De Biaggi -. Qui c'è un tipo di accoglienza “spot”, non c'è una rete organizzata. Ci piacerebbe, coinvolgendo anche il Cai, fare una ricognizione di tutti i rifugi e le strutture di accoglienza e vedere cosa si può fare per migliorarli. E' un progetto che va condiviso e che darebbe ricadute stabili. A questo va abbinato un buon sistema di informazione e segnaletica, non solo sul posto, ma con punti per esempio anche a Borgosesia e Varallo».

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