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Festeggiati a Prato Sesia i 90 anni di due partigiani

L’amministrazione comunale ha donato loro una targa
Articolo pubblicato il 17-11-2016 alle ore 18:23:18
Festeggiati a Prato Sesia i 90 anni di due partigiani 3
Coi partigiani di Prato

Erano poco più che ragazzini quando diedero il loro contributo alla lotta per la liberazione dall’occupazione nazifascista. Oggi Daniela Dell’Occhio e Carlo Rinolfi festeggiano novant’anni. Sabato pomeriggio i due partigiani sono stati protagonisti nel municipio di Prato Sesia di un pomeriggio dedicato alla storia e alla musica. L’amministrazione comunale ha donato loro una targa, mentre lo storico Alessandro Orsi, insieme al cantautore Daniele Conserva, ha ripercorso la storia della musica sotto il regime fascista e nei primi tempi della Repubblica, per poi concludere con una fetta di torta di compleanno.

Quelle di Rinolfi e Dell’Occhio sono due storie molto diverse, ma unite da una scelta comune. Rinolfi è “andato in montagna”, come si diceva ai tempi, dopo avere ricevuto la famigerata “cartolina”: «Ho pensato al da farsi per tre notti, mentre i miei genitori piangevano – racconta –. Già mio padre aveva dovuto combattere nella prima guerra mondiale. Era già sposato e ci sono ancora le lettere che aveva spedito a mia mamma. La terza mattina, ho annunciato ai miei genitori che sarei andato a Borgosesia». Nella cittadina valsesiana si trovava infatti il famosissimo comandante partigiano Cino Moscatelli. «Ci disse che non aveva armi da darci – ricorda Rinolfi – ma ci diede il suo consiglio: “Chi ha posto in casa sua, si nasconda, soprattutto se ha ricevuto la cartolina. Oppure fate piccoli gruppi”». Rinolfi non si nascose: si caricò invece uno zaino sulle spalle e iniziò la sua avventura da partigiano. Pratese doc, Rinolfi ha sempre lavorato come contadino e nel tempo libero ha coltivato la grande passione della musica: «Ho suonato per oltre cinquant’anni. Per me la musica è vita».

Daniela Dell’Occhio, nativa di Gattinara, era invece una studentessa quando entrò a fare parte delle staffette. Per lei, è stata una scelta quasi naturale: «Non c’era un’altra strada percorribile – ricorda – io sono nata sotto il regime, quindi non conoscevo la libertà, ma dopo averla conosciuta non potevamo che rifiutarci di tornare indietro». A metterla in contatto con la realtà partigiana è stato un compagno di scuola: da lì, per la ragazza, ha avuto inizio una seconda vita. Distribuiva beni, denaro e pubblicazioni clandestine fra Varallo, dove studiava, e l’alta Valsesia: «Tutti i giorni percorrevo una trentina di chilometri – racconta – la mia posizione era stranissima, perché nessuno sapeva nulla della mia attività, nemmeno la mia famiglia. Ho scoperto solo dopo che mio padre era presidente Cnl e mia mamma era parte della sezione femminile. Nessuno diceva alcunché per non fare preoccupare gli altri».

Di quel fatidico giorno, quello della Liberazione, Dell’Occhio porta un ricordo gioioso: «Abbiamo corso tutti sottobraccio cantando “Rosamunda”. La felicità per la fine di quel periodo era tale che nei due anni successivi gli italiani hanno rimesso a posto tutto in brevissimo tempo». Diplomata nell’anno della Liberazione, Dell’Occhio proseguì poi gli studi alla facoltà di Medicina di Torino: «Su tremila persone, eravamo solo tre donne. E spesso eravamo trattate molto male». L’ex staffetta, però, non si arrese: dopo la laurea, ha lavorato per vari decenni come medico di base a Prato Sesia.

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