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"Stop solitudine" si mobilita per aiutare Armando Camellin

Gattinara, l'Inps chiede 6000 euro a spazzino part-time

All'uomo deve restituire due anni di pensione di invalidità percepita indebitamente
Articolo pubblicato il 04-01-2016 alle ore 08:36:49
Gattinara, l'Inps chiede 6000 euro a spazzino part-time  3
Armando Camellin

Guadagna meno di 500 euro al mese dal lavoro di spazzino per conto del Comune. E' orfano e deve quindi cavarsela da solo. Ed è pure in casa d'affitto. Il problema è che adesso l'Inps gli ha chiesto indietro 6000 euro per due anni di pensione di invalidà percepita indebitamente: e lui non li ha. Così a Gattinara l'associazione "Stop solitudine" lancia un appello per un personaggio conosciutissimo: Armando Camellin, poco più di 40 anni, che lavora alla pulizia di strade e aree pubbliche, assunto part-time da una cooperativa che ha l'incarico del servizio dal Comune.

Armando ha questo levoro da due anni circa e porta a casa meno di 500 euro al mese. Fino a dicembre rieveva dall'Inps anche quasi 300 euro come pensione di invalidità. Lui non è tanto invalido da restare confinato in un letto, ma nemmeno può sostenere un lavoro a tempo pieno. Ovvio che possa, e voglia, fare qualche lavoretto. Ed è stato proprio questo, il fatto di avere un’occupazione, a stabilire che Armando è troppo “ricco” per percepire un sussidio. L’Inps da dicembre gli ha tolto il sostegno; non solo, gli ha chiesto di restituire i due anni di pensione percepiti da quando lavora come spazzino, pari a 6000 euro. Soldi che Armando non ha. 

A Gattinara però ci sono i volontari di “Stop solitudine”. L’associazione, che si era attivata anche per Alfonso Giardiello, il 24enne affetto da una sindrome rarissima, ha preso a cuore la vicenda dello spazzino gattinarese e intende avviare una serie di iniziative volte a raccogliere fondi. Vuole aiutare Armando a pagare il suo debito con l’Inps. «E’ un ragazzo conosciuto e benvoluto da tutti - dice Betty Balzano, presidente di “Stop Solitudine” a Gattinara -. I genitori sono morti nell’arco di poco tempo ed è rimasto solo. Con la pensione di invalidità riusciva a pagare l’affitto. Mi chiedo come ora possa vivere con 400 euro al mese».

A dicembre, al momento di ritirare la pensione Armando si è ritrovato la sorpresa: niente più sussidio. In più dovrà restituire quanto percepito negli ultimi due anni, pari a 6000 euro. Una cifra non enorme, ma che per Armando è un ostacolo insormontabile. «Inizieremo a fare qualcosa su Internet - dice Balzano - lanciando una sottoscrizione, basta un euro. Poi pensavamo di posizionare un display in piazza, tipo Telethon, in modo che quanto raccolto sia sempre pubblico e aggiornato in tempo reale. Tra l’altro anche da Santa Maria, la frazione di Roasio dove Armando ha abitato, sono arrivate testimonianze di solidarietà».

«Come amministrazione comunale già ci siamo attivati anni fa con un lavoro per Armando - dice il sindaco Daniele Baglione -. Ora vedremo, attraverso in nostri uffici, se sarà possibile ottenere dall’Inps un pagamento rateale. Detto questo, sono molto arrabbiato. Armando è uno dei tanti casi in Italia, l’ennesima dimostrazione che questo Stato non tutela i più deboli. Quelli come Armando non protestano, non fanno lobby e magari nemmeno votano. Tanto che il governo ha pure tagliato l’assegno di invalidità, da 8000 a 4000 euro all’anno. Per percepirlo bisogna essere praticamente morti, perchè se un assistito è in grado di fare un lavoro, per forza di cose limitato, non può percepire aiuti. E poi per chi ha delle disabilità lavorare significa sentirsi vivi e con un ruolo nella società».

Tags: armando camellin

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