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Giudice di pace rischia la chiusura: appello di Varallo

«Comuni aiutateci o chiudiamo»
Articolo pubblicato il 23-01-2018 alle ore 11:36:01
Il giudice Lina Longhi, a Varallo fino a un anno fa, l’operatore giudiziario
Ferruccio Baravelli ora in pensione, e il cancelliere Marina Abrami
Il giudice Lina Longhi, a Varallo fino a un anno fa, l’operatore giudiziario Ferruccio Baravelli ora in pensione, e il cancelliere Marina Abrami

Valsesia e Valsessera rischiano di perdere definitivamente il giudice di pace. Questo grazie a una legge che ha consentito ai Comuni di riaprire, sotto la loro responsabilità e peso economico, gli uffici periferici ormai chiusi per le sempre più restrittive norme di razionalizzazione dei servizi.

A lanciare l’allarme è il vice sindaco di Varallo Pietro Bondetti: «L’ufficio del giudice di pace, attualmente mantenuto a Villa Barbara a carico di pochi comuni aderenti a un consorzio e grazie a due dipendenti del Comune di Varallo - spiega l’amministratore -, perde l’operatore Ferruccio Baravelli, responsabile del settore civile, che è andato in pensione. Ci siamo quindi rivolti ai Comuni che aderiscono al consorzio dell’ufficio per cercare un sostituto, ma invano. E’ comprensibile visti gli organici ridotti ormai all’osso soprattutto di alcuni piccoli comuni. Quello che invece è meno comprensibile sono i tanti comuni, anche più grossi, che non aderiscono a questo consorzio e che hanno addossato il peso economico del servizio soprattutto al Comune di Varallo, capofila in questi tre anni. Comuni più o meno grossi e magari anche più piccoli, che potrebbero contribuire economicamente in base alle loro forze e forse trovare una disponibilità, nel loro organico, per la sostituzione del dipendente.Varallo ha già dato e anche molto, adesso devono mettersi tutti costoro una mano sulla coscienza, se non si vuole perdere anche quest’ultimo baluardo di servizio giudiziario in Valsesia e Valsessera».

A tutte le amministrazioni comunali, Varallo rivolge dunque il suo ennesimo accorato appello: «Aiutateci a sostenere economicamente questo servizio e individuate un dipendente che possa ricoprire il posto rimasto vacante all’ufficio delgiudice di pace di Varallo. Se perderemo anche questo servizio si dovrà scendere sino a Vercelli, con tutti i disagi che questo comporta, per ottenere ogni benché minima prestazione, anche per una banale multa contestata».

Baravelli si è reso disponibile a garantire la formazione e affiancamento del suo sostituto in forma gratuita sino alla sua autonomia, mentre ancora questo mese, su autorizzazione del presidente del tribunale, sta volontariamente garantendo il servizio più urgente del settore civilistico di sua competenza. In oltre i risultati della recente ispezione ministeriale di settembre hanno sottolineato l’ottima funzionalità dell’ufficio, cosa non sempre scontata soprattutto in uffici che dal Ministero sono a passati ai Comuni. «Infatti - dice Baravelli - chi prenderà il mio posto troverà un ufficio appena ispezionato e in ordine. Soprattutto non dovrà fare un salto nel buio come è successo più o meno a me, ma avrà la fortuna di essere seguito sino a quando non sarà autonomamente operativo. Per la verità tengo a precisare che anch’io ho avuto la fortuna di essere aiutato telefonicamente da molti amici-colleghi. Soprattutto sono stato aiutato da Ferruccio Voglino, mio predecessore nella cancelleria civile di Varallo, solo grazie alla sua volontarietà. Ecco perché mi sembra giusto fare altrettanto con chi mi sostituirà seguendo il suo ammirevole esempio».

Per Baravelli i problemi sono essenzialmente due: «Il primo purtroppo imputabile - sostiene - all’impoverimento dei valori che “dovrebbero” unire socialmente e solidalmente i valsesiani. Molta gente pensa a questo servizio come a qualcosa che non li sfiorerà mai e a torto, a differenza di altri servizi più scontati coma la sanità. E’ un errore pensarla così e non solo perché prima o poi potrebbe purtroppo coinvolgere chiunque, ma perché cosi ragionando si alimenta quella forma di egoismo sociale e anti solidale che rallenta la crescita di ogni territorio evoluto come esperienza avrebbe ormai dovuto insegnare. Il secondo invece è quello che io chiamo il “paradosso democratico”. Ovvero quando i partiti sono disposti a sacrificare l’interesse del territorio e della gente, pur di non favorire gli avversari. In altre parole non importa se perdiamo un servizio utile che funziona. L’importante è “non accrescere il consenso politico” di una corrente, partito o personaggio avversario che ha promosso una giusta iniziativa. Analizzando le correnti dei Comuni che non aderiscono attualmente al sostentamento di questo servizio balza all’occhio, soprattutto per i più grossi e politicizzati, che innegabilmente appartengono a una corrente diversa da quella della amministrazione varallese che ne è la promotrice».

Secondo la attuale riforma della Giustizia, conclude Bondetti, tutti gli uffici del giudice di pace si trasformeranno nel giro di pochi anni in qualcosa di molto simile, per semplificare, alle ex preture. «Questo significa - spiega il vice sindaco - un ambito di coinvolgimento del 70% di tutte le cause civili. Per capirci, se oggi un artigiano rivendica una parcella non pagata o un automobilista una multa ingiusta con dei limiti di 5.200 euro, in un domani questi limiti saranno ben più ampi, così come le “nuove materie” trattate in sede sia civile che penale sulle quali non mi dilungo. Basta prendere in mano la riforma per capire quanto sarebbe importante avere questo tipo di servizio in Valsesia. Possiamo stare certi che perdendo questa opportunità di mantenere in vita l’ufficio varallese del Giudice di pace, stiamo perdendo anche una possibile per non dire probabile ricostituzione di questo servizio ben più completo con il ritorno della ex pretura, ormai chiusa da anni. Un servizio veramente importante per tutta la comunità. In questo caso ognuno dovrà fare i conti con la sua coscienza e penso soprattutto con il suo, si spera attento e dotato di buona memoria, elettorato».

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