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Ha bruciato mille ettari di Valsessera: «Volevo pulire il pascolo...»

Chiuse le indagini sul rogo dello scorso inverno
Articolo pubblicato il 01-08-2016 alle ore 19:20:08
Ha bruciato mille ettari di Valsessera: «Volevo pulire il pascolo...» 3
Gli interventi di spegnimento hanno comportato una spesa di quasi 900mila euro

L’accusa è quello di incendio doloso, ma non di disastro ambientale. La procura di Biella ha chiuso le indagini per il rogo che lo scorso inverno ha tenuto impegnati vigili del fuoco, volontari dell’Aib e Corpo forestale dello Stato per oltre una settimana.  A essere rinviato a giudizio è Franco Machetto, un pastore di 45 anni di Camandona. Stando alla documentazione prodotta dalla pubblica accusa avrebbe sistemato come minimo sei inneschi, mandando in fumo una superficie pari a 1064 ettari tra Portula e Trivero, un danno ambientale importante. A essere interessato dall’incendio un’area boschiva, le fiamme avrebbero soltanto in parte intaccato le aree protette del Sic. C’è poi il danno economico, spegnere le fiamme ha comportato una spesa di quasi 900mila euro richiedendo l’uso di Canadair ed elicotteri per diversi giorni. 

E’ stata la Forestale a portare avanti le indagini che nell’arco di poco tempo hanno portato a individuare l’allevatore di Camandona, determinante anche alcune intercettazioni ambientali e telefoniche. L’uomo avrebbe raccontato di voler semplicemente “pulire” un appezzamento di terra dietro alle sue baite piazzando quattro inneschi, ma la cosa gli è scappata di mano e così ha deciso di scappare. Ma gli inneschi, come detto, sono stati almeno sei. Inoltre nella relazione la Forestale ha sottolineato la condotta dell’allevatore che non si è preoccupato di avvertire dell’emergenza o di dare un aiuto al personale impegnato nello spegnimento, insomma si è chiamato fuori dalla cosa sin da subito. 

La pubblica accusa ha comunque scartato il reato di disastro ambientale, anche se è stato recentemente introdotto dal codice penale. Da parte sua invece Legambiente aveva annunciato la volontà di costituirsi parte civili nel futuro procedimento che potrebbe aprirsi nei prossimi mesi. «Ci complimentiamo con la Forestale per la conclusione delle indagini e confidiamo che ora chi ha commesso questo delitto contro l’ambiente paghi in modo esemplare», spiega Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. E sull’accusa l’associazione ambientalista quando uscì la notizia dell’individuazione del colpevole disse: «Dovrebbe essere punito con la nuova legge sugli “ecoreati” che ha introdotto cinque nuovi reati ambientali tra cui quello di disastro ambientale che prevede la reclusione da 5 a 15 anni». Ma la pubblica accusa al momento non ha ravvisato questo tipo di reato in quanto sarebbe stato colpita solo una parte dell’area Sic (sito interesse comunitario), ma comunque i danni provocati dall’incendio sono stati decisamente pesanti per l’ambiente

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