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Lo Stato non paga da mesi e le organizzazioni sono costrette a razionalizzare

Ha chiuso la casa dei migranti a Pray

L’associazione “Nuvola” ha deciso di concentrare i profughi nella casa di Portula
Articolo pubblicato il 28-11-2016 alle ore 11:22:12
Ha chiuso la casa dei migranti a Pray 2
Il centro migranti di Pray all’imbocco della “Coggiolasca” era stato in zona il primo ad aprire, nel luglio dello scorso anno

Chiude il centro di accoglienza migranti a Pray, il primo ad aprire in zona e il primo a fermare le attività.

I profughi verranno accolti a Portula Granero, nell’altro centro sempre gestito dall’associazione “Nuvola”. Il trasloco è avvenuto venerdì. «Abbiamo saputo di questa novità - conferma il sindaco Fabrizio Calcia Ros -. E’ stata una decisione dell’associazione per concentrare tutti gli ospiti in una struttura».

Lo stabile privato che sorge in frazione Granero finisce quindi per ospitare una cinquantina di migranti di varie nazionalità: Bangladesh, Senegal, Nigeria, Mali, Costa d’Avorio, Guinea, oltre al gruppetto di pakistani provenienti da Pray.

Del resto, con il Governo in ritardo di almeno cinque mesi con i pagamenti, anche le associazioni e cooperative che gestiscono i centri di accoglienza straordinaria devono cercare di ridurre le spese. “Nuvola” in Valsessera gestisce tre centri: Pray, Trivero e appunto Portula che è lo stabile più capiente. Si è deciso quindi di ottimizzare i costi.

«Come Comune non abbiamo voce in capitolo - riprende Calcia Ros -. Riceviamo le comunicazioni dalla prefettura. La situazione comunque in paese è tranquilla, a parte forse il primo periodo ora sembra che le cose proseguano per il verso giusto».
Nel frattempo i migranti stanno frequentando le ore di lingua italiana e c’è la volontà di impiegarli in lavori socialmente utili, ma come al solito la burocrazia ci mette sempre lo zampino e allunga i tempi. Così come le cooperative, anche i richiedenti asilo si trovano però in difficoltà economica: il pocket money arriva solo dopo mesi oppure non arriva del tutto.

In ogni caso, Portula ha deciso di non aderire al progetto Sprar: «Al momento rimaniamo alla finestra. Ci sono ancora diversi lati poco chiari, soprattutto sulla copertura delle spese».

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