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I due studenti colpiti da tubercolosi a Vercelli stanno meglio

Stanno rispondendo bene alla terapia
Articolo pubblicato il 20-02-2017 alle ore 16:06:00
Foto di repertorio
Foto di repertorio

Si è svolta questa mattina la conferenza stampa organizzata dall’Asl per fare il punto sugli ultimi casi di tubercolosi registrati a Vercelli. Come già noto nei giorni scorsi sono stati ricoverati, a distanza di poco tempo l’uno dall’altro, due ragazzi di 19 anni e 14 anni. “Le loro condizioni cliniche – ha ribadito oggi il dott. Silvio Borrè, direttore della struttura complessa di malattie infettive – sono buone. Stanno rispondendo bene alla terapia. I giovani resteranno in ospedale fino a quando sarà passata la fase di possibile contagio; subito dopo potranno ritornare alla loro vita di sempre.

“Nel frattempo da domani – ha detto il dott. Gabriele Bagnasco, direttore del dipartimento di prevenzione – inizia la fase di controllo sulle persone che sono venute a stretto contatto in ambiente chiuso con i due pazienti; in particolare familiari, docenti e compagni di classe. Verrà eseguito – come da procedura – il test di mantoux: una piccola iniezione che serve a valutare se è stata contratta l’infezione. Venerdì, dopo 72 ore, si potrà avere un riscontro.  Qualora qualcuno dovesse risultare positivo al test verrà indirizzato agli specialisti clinici per eseguire la radiografia al polmone e per stabilire la necessità di una eventuale terapia.

Gli studenti frequentano rispettivamente il Liceo Sociale Lanino e la scuola media Avogadro di Vercelli.

“È significativo evidenziare – ha precisato il dott. Borrè – che vi è una differenza tra infezione e malattia: una eventuale positività al test, cioè aver contratto l’infezione, non equivale ad avere la malattia. Quest’ultima potrà essere accertata con ulteriori specifici test che dovranno essere indicati di volta in volta dal clinico. Inoltre chi contrae l’infezione non è contagioso, lo è soltanto chi ha sviluppato la malattia a livello polmonare e da qui è in grado con i colpi di tosse di diffonderla  nell’ambiente circostante”.

Un principio emerso anche nell’intervento del dott. Paolo Conti, primario emerito di pneumologia e memoria storica per i molti casi di tubercolosi trattati in passato. “In provincia di Vercelli  l’incidenza dei casi di tubercolosi è di 3,4 casi /anno per 100.000 abitanti; solo il 10% delle infezioni tubercolari non trattate evolvono in malattia conclamata. Per altro i ceppi batterici presenti nei due giovani non presentano resistenza ai farmaci specifici,  per cui i pazienti sono stati posti in polichemioterapia standard.  

In altre circostanze, in passato, sono stati registrati casi più complessi nei quali è stato necessario adottare dei trattamenti alternativi”.

“È molto importante in questa fase – ha evidenziato il direttore sanitario dott. Pasqualucci non creare ingiustificati allarmismi. Siamo già a lavoro per capire da dove abbia avuto origine il contagio. Rassicuriamo la popolazione perché sono state poste in essere tutte le procedure necessarie ad interrompere la catena epidemiologica ; la situazione è sotto controllo”.

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