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I profughi hanno lasciato Valmaggiore

Per il Comitato dei cittadini ci sono questioni ancora aperte
Articolo pubblicato il 03-08-2016 alle ore 19:37:10
I profughi hanno lasciato Valmaggiore 2
I profughi a Valmaggiore

Trasloco a Vercelli per i profughi finora ospitati nell’ex casa delle suore di Valmaggiore. Qui i richiedenti asilo non potevano più stare: la proprietà (la struttura appartiene alla Congregazione religiosa della Sacra Famiglia di Martinengo) ha infatti firmato un preliminare di compravendita dell’immobile e per arrivare al contratto definitivo una clausola prevedeva che al 20 luglio la casa fosse sgombra. Sono stati concessi una decina di giorni in più, ma non si poteva sgarrare oltre.


L’Anteo, la cooperativa che gestisce l’accoglienza dei migranti in Valsesia, si è messa quindi al lavoro per trovare un’altra sistemazione per i 23 profughi ancora presenti a Valmaggiore, che è stata individuata nell’ex convento delle clarisse di Vercelli, in via Feliciano di Gattinara, nella struttura che è stata un tempo sede di una comunità di recupero per tossicodipendenti. In questi mesi, da marzo fino a ieri, il numero degli immigrati nell’ex casa delle suore non è mai stato stabile; nei periodi in cui la casa ne ospitava di più, erano arrivati a essere una quarantina, ultimamente sono diminuiti. Qualcuno è già stato trasferito in alta valle, a Scopa, un altro a Gattinara, mentre altri ancora puntavano a lasciare l’Italia per la Germania. Ne restano, numero ufficializzato dalla prefettura, 23, che come detto hanno raggiunto in questi giorni Vercelli.


Nonostante il trasferimento dei migranti, al Comitato dei cittadini di Valmaggiore resta un po’ di amaro in bocca. Di recente il gruppo di frazionisti aveva ancora lamentato le carenze igienico-sanitarie della struttura, oltre allo stato di abbandono e degrado in cui versava l’immobile. «La permanenza per cinque mesi dei richiedenti asilo a Villa Chiarino - dice il Comitato Cittadini - è stata sintomatica delle debolezze intrinseche della nostra politica nell'accoglienza dei profughi e l'incapacità di darvi riposte adeguate. Avevamo più volte ribadito, senza ottenere risultati, la necessità che ci fosse una ripartizione più corretta dei migranti sul territorio, con numeri proporzionali agli abitanti e con una gestione rispettosa delle regole. Un'integrazione gestita e ben governata può essere vantaggiosa, ma il rischio concreto è che inerzia, disattenzioni e superficialità, possano portare a situazioni in aperto contrasto e in spregio alla coesione sociale come fattore di inclusione, integrazione e sicurezza». Il Comitato ha lamentato fin dal principio l’inadeguatezza dell’immobile di Valmaggiore: «La mancanza di manutenzione della villa e delle aree pertinenziali è potenzialmente pericolose anche per le zone confinanti, come i parcheggi pubblici e il parco giochi per bambini. Pericoli e rischi sono rimasti ad oggi irrisolti. Senza contare che gli scarichi dei reflui non avvengono in conformità alle vigenti normative legislative, regolamentari di fognatura e depurazione, ma sono indistintamente smaltiti nel sottosuolo attraverso pozzi perdenti, con possibili gravi conseguenze d'inquinamento ambientale e per la salute pubblica. Anche se la casa ora è vuota, la nostra attenzione non verrà meno, perchè fa parte del patrimonio culturale della frazione».


Senza contare che in ballo ci sono delle denunce: «Dopo che i sopralluoghi avevano evidenziato le criticità dell’immobile - conclude il Comitato - avevamo chiesto un incontro con la prefettura, ma ci è sempre stato negato. Ignorati dalle autorità, non abbiamo potuto fare altro che denunciare questa situazione e siamo curiosi di vedere come andrà a finire. E dire che con il dialogo si sarebbero potuto evitare di andare per via giudiziaria, ma siamo stati messi completamente da parte, le autorità non dialogano con i cittadini»

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