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I profughi a Scopa sono arrivati a quota 25

Il sindaco racconta la convivenza con i richiedenti asilo
Articolo pubblicato il 01-05-2016 alle ore 16:25:39
Il Comune di Scopa
Il Comune di Scopa

In che modo la realtà di un piccolo paese di montagna si collega ai temi di più stretta attualità? A questa domanda ha cercato di rispondere Cesare Farina, sindaco di Scopa. Nel suo comune infatti da un mese circa sono ospitati una trentina di migranti, una situazione assolutamente nuova per una realtà dalle dimensioni davvero ridotte come quella scopese.

«Sono tutti provenienti da Paesi dell'Africa subsahariana, come Mali, Nigeria e Guinea-Bissau - spiega Farina - come la maggior parte di coloro che arrivano in Italia. Gli esuli dal Medio Oriente invece privilegiano la rotta balcanica e riguardano il nostro Paese in modo più marginale. Si tratta di circa 25 uomini tra i diciotto e i trent'anni provenienti da Cara (centri d'accoglienza per richiedenti asilo, ndr) più grandi, come quelli nelle città. Sono qui in modo provvisorio: parliamo di persone che sono in attesa che la loro richiesta di asilo venga approvata dallo Stato e non sanno ancora se potranno stare qui o dovranno essere rimpatriati».

La decisione di inviare migranti all'ex albergo Gren di Scopa è frutto, prosegue il primo cittadino, di un accordo tra Prefettura e soggetti privati: «Il Comune ha dichiarato di essere privo di edifici adatti allo scopo. Da Vercelli sono stati quindi presi contatti con la cooperativa Anteo, che ha a sua volta trovato un'intesa con il proprietario dello stabile. Il Comune non ha quindi nessun potere di controllo. D'altronde, è raro che si disponga di una struttura idonea pubblica che non sia già in uso. Molti privati invece vengono spaventati dalla possibilità che la Prefettura requisisca arbitrariamente il loro stabile, cosa che per fortuna in questo caso non è accaduta».

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