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L'intervento dello studioso Battista Beccaria

«I Walser? Non erano certo un'etnia di superuomini»

I Kiwanis Club Ghemme e Valsesia hanno ospitato uno dei massimi studiosi dell'antico popolo
Articolo pubblicato il 02-02-2016 alle ore 14:15:05
«I Walser? Non erano certo un'etnia di superuomini» 2
Battista Beccaria al Kiwanis

«»Sabato i Club Kiwanis “Valsesia” e “Ghemme e Bassa Valsesia” hanno programmato una serata conviviale con lo scopo di organizzare congiuntamente un service a favore dell’infanzia del territorio che versa in condizioni di particolare disagio. Nel corso della serata, dopo i saluti delle presidenti dei due club Adriana Cambieri e Isabella Varese, lo storico novarese Battista Beccaria ha intrattenuto i presenti sul tema: “La questione Walser: problemi e nuove interpretazioni”.

Battista Baccaria, storico del Medioevo e, più in particolare, della Chiesa novarese, figura tra gli autori che hanno compilato la “Storia della Provincia di Novara” in tre volumi e fra quelli che hanno editato recentemente la monumentale “Storia della Diocesi”. Particolarmente versato sulle origini della Chiesa novarese fra Tardo Antico e Alto Medioevo e sulle vicende medioevali del Lago d’Orta, è anche riconosciuto esperto di Inquisizione novarese e Caccia alle streghe sull’arco alpino novarese-ossolano. Ha al suo attivo un centinaio di pubblicazioni che spaziano dai culti precristiani d’area locale alla più recente storia della Controriforma a Novara fino all’epoca del grande vescovo Carlo Bascapé, già segretario di Carlo Borromeo (1593-1615). Nell’ambito della Storia delle Alpi, oltre ad aver scoperto il primo documento che attesta l’apertura del valico del Sempione alla fine del XII secolo, si è interessato delle Comunità Walser novaresi, vercellesi e valdostane.

Beccaria, che da anni si pone in amichevole ma severa e critica dialettica con lo studioso italo-svizzero Enrico Rizzi, riconosciuto storico dei Walser a livello europeo, ha riproposto all’attenzione degli studiosi delle Alpi la “Questione Walser” sul versante meridionale alpino. Senza negare la competenza del Rizzi nel documentare i suoi poderosi studi, compulsando archivi, pergamene e altro materiale per i suoi lavori di carattere, in ogni caso, scientifico, Beccaria contesta una interpretazione e visione trionfalistico-mitologica di questo popolo, che ha indubbi meriti, ma non è certo un ethnos di superuomini. Al pari dei Walser, i tuareg del deserto, gli eskimesi in Alaska, piuttosto che le popolazioni dell’Alto Nepal, vivono in habitat ai confini della sopravvivenza, ma nessuno li dipinge come eroi che sfidano i limiti delle possibilità umane. La storia della colonizzazione o ri-colonizzazione degli habitat di alta montagna sul versante italiano ha, secondo il Beccaria, una sua precisa casualità o con-casualità, come ha chiaramente evidenziato nella sua relazione.

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