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Il generale Antonini è tornato nella ''sua'' Prato Sesia

La scoperta di Claudio Sagliaschi
Articolo pubblicato il 15-11-2016 alle ore 20:46:03
Il generale Antonini è tornato nella ''sua'' Prato Sesia 3
Il monumento dedicato al generale Antonini

Dopo tanti anni di "esilio", il generale Giacomo Antonini è torna a riposare nella sua Prato Sesia. Le spoglie del patriota, insieme a quelle della moglie Tecla Laska, sono infatti ora deposte nel nuovo ingresso del cimitero. La lapide è stata inaugurata in occasione delle celebrazioni per il 4 novembre. Dietro al ritorno del generale nel suo paese di origine si nasconde una vicenda curiosa: a occuparsene è stato lo storico locale Claudio Sagliaschi, accompagnato dall’amico Giacinto Moschet.

Sagliaschi, autore della biografia “La ‘professione di fede’ di un valsesiano del Risorgimento”, è un profondo conoscitore della storia di Antonini, ma non gli è risultato semplice scoprire dove si fosse spento il generale e soprattutto dove fosse stato sepolto. Per approfondire la questione, Sagliaschi si è cimentato in particolare nello studio degli articoli di giornale dell’epoca: un articolista de “La gazzetta del popolo” datò la morte al 3 novembre 1854 e descrisse il corteo funebre transitato per le vie di Torino. Tecla si spense invece a metà gennaio del 1858, anche lei nel capoluogo, in difficoltà economiche e vittima della malattia.

Era il 2001 quando, dopo alcune visite infruttuose a Torino, Sagliaschi ebbe fortuna: nell’ambito di una ricerca al Cimitero Monumentale cittadino, un responsabile dell’ufficio sepolture gli comunicò di avere rintracciato le spoglie dei due coniugi. I poveri resti, probabilmente, non erano stati trattati con particolare riguardo: per una serie di vicende, la coppia era rimasta sepolta senza lapide. Alla fine di agosto del 2001, uno scavo portò alla luce le cassettine con i loro resti. Ad aiutare i due pratesi e gli addetti del cimitero nel loro riconoscimento, un dettaglio fondamentale: il generale fu sepolto senza un braccio, perso in battaglia.

«Fummo molto fortunati – ricorda Sagliaschi – perché di lì a due mesi ci fu una riorganizzazione del cimitero e a quel punto sarebbe stato probabilmente impossibile ritrovare i resti». Dopo i procedimenti burocratici di rito, le spoglie furono immediatamente riportate a Prato, ma dovettero attendere ben quindici anni prima di trovare la loro ultima dimora. Nei giorni scorsi, lo storico ha portato il suo omaggio al generale: un corbezzolo, pianta simbolo dell’unità di Italia in epoca risorgimentale, e una copia della biografia del patriota avvolta nel tricolore.

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