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Il messaggio di Natale del vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla

La lettera inviata dalla Curia di Novara
Articolo pubblicato il 15-12-2016 alle ore 17:40:20
Il messaggio di Natale del vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla 2
Il messaggio di Natale del vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla 2

Carissimi,

            «Termina il Giubileo e si chiude la Porta Santa. Ma la porta della misericordia del nostro cuore rimane sempre spalancata. Abbiamo imparato che Dio si china su di noi, perché anche noi possiamo imitarlo nel chinarci sui fratelli. La nostalgia di tanti di ritornare alla casa del Padre, che attende la loro venuta, è suscitata anche da testimoni sinceri e generosi della tenerezza divina. La Porta Santa che abbiamo attraversato in questo Anno giubilare ci ha immesso nella via della carità che siamo chiamati a percorrere ogni giorno con fedeltà e gioia. È la strada della misericordia che permette di incontrare tanti fratelli e sorelle che tendono la mano perché qualcuno la possa afferrare per camminare insieme» (Misericordia et misera, 16).

Desidero porgervi gli auguri per questo Santo Natale con le parole con cui papa Francesco ha chiuso il Giubileo: la porta della misericordia del nostro cuore rimane sempre spalancata! La misericordia non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma è il tema fondamentale del Vangelo e il cuore della vita cristiana e umana. L’augurio per questo Natale riprende le parole dell’Apostolo a Tito: «Quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore (philanthropìa) per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo» (Tit 3,4-5).

Gesù è il volto della filantropia di Dio, della sua amicizia per gli uomini. Egli ci ama rigenerandoci con la sua misericordia a vita nuova. Noi abbiamo sperimentato in quest’anno la tenerezza di Dio, abbiamo visto molte persone che si sono accostate al suo perdono, tante altre che nel silenzio e nella discrezione hanno fatto generose opere di misericordia. L’onda calda della sua misericordia ha attraversato la nostra vita, ha rinnovato il volto delle nostre comunità, ha sciolto le durezze del nostro individualismo e ci ha fatto gustare la bellezza di nuovi legami sociali.

Non è stato un anno facile per la nostra Italia e per la sua vita civile e sociale. L’arrivo di migranti così numerosi ha scosso la coscienza di molte persone. Le terribili scene del terremoto che hanno devastato la terra di Benedetto, patrono e simbolo del cuore dell’Europa, si sono impresse nei nostri occhi, lasciando la traccia di lancinanti domande e la visione di tanti esempi di eroica solidarietà. Non possiamo non portare nel cuore tutti questi volti e quelli di molti altri che sono senza lavoro, che faticano ad arrivare a fine mese, che scrivono a me per trovare la dignità di un impiego e la fierezza di poter sostenere la vita delle loro famiglie.

La porta della misericordia rimane sempre spalancata nella vita personale. L’“amicizia di Dio per gli uomini” è l’impronta che rimane di questo Giubileo straordinario della misericordia. Essa si è impressa prima di tutto nelle nostre coscienze. Abbiamo imparato che una vita buona non può essere senza misericordia. Se ci rinchiudiamo nelle nostre case, se ci accontentiamo del potere consolatorio del nostro benessere, al massimo possiamo fare e rifare il conto con pochi spiccioli, che non aprono il cuore al futuro. Dobbiamo abbandonare il gelo della contabilità della speranza nella nostra vita.

La porta della misericordia rimane sempre spalancata nelle nostre famiglie. Abbiamo sperimentato in casa il potere rasserenante e beatificante dei rapporti buoni. Ci siamo rallegrati dell’accoglienza della vita, della bellezza degli affetti, della gioia del perdono, della forza dell’educare, della prossimità nella sofferenza, della condivisione nel dolore, della speranza nella morte. Dopo il Giubileo della misericordia la nostra famiglia non può essere più come prima: da casa albergo, deve diventare dimora accogliente e generante alla vita in formato grande.

La porta della misericordia rimane sempre spalancata nelle nostre comunità. Esse devono essere luogo dell’accoglienza e dell’ascolto, della prossimità e della cura, della festa e del perdono. Esse devono aprirsi a una particolare cura del bisogno, in tutte le forme in cui si presenta. Sono il luogo naturale delle opere di misericordia corporale e spirituale. La nostra società, piena di beni e povera di valori spirituali, manca di attenzione, di pazienza, di tenerezza, di prossimità. La misericordia deve dilatare il nostro orecchio ad ascoltare sempre più la vita delle persone.

La porta della misericordia rimane sempre spalancata per la nostra società. La vita civile si fonda su rapporti giusti, ma essi non cresceranno se non respireranno l’ossigeno della misericordia. Al lavoro, nelle relazioni brevi, nella vita sociale, il balsamo della misericordia scioglie le durezze, alimenta la fiducia, guarisce le ferite, scioglie le divisioni, coalizza le forze,  condivide le risorse, fa crescere la carità politica. Una società coesa e concorde è il frutto della misericordia, di una giustizia più grande, che non dà solo a ciascuno il suo, ma ad ognuno ciò di cui ha veramente bisogno.

La lettera apostolica di Papa Francesco è intitolata Misericordia et misera. «Sono le due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera. Non poteva trovare espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: “Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia”» (Misericordia et misera, 1). Per questo Natale vi dono il commento del Vescovo di Ippona: «Quella donna era dunque rimasta sola, poiché tutti se ne erano andati. Gesù levò gli occhi verso di lei. […] Credo che più degli altri fosse rimasta colpita e atterrita da quelle parole che aveva sentito dal Signore: Chi di voi è senza peccato, scagli per primo una pietra contro di lei. […] Ma egli, che aveva respinto gli avversari di lei con la voce della giustizia, alzando verso di lei gli occhi della mansuetudine, le chiese: Nessuno ti ha condannato? Ella rispose: Nessuno, Signore. Ed egli: Neppure io ti condanno […]. Come, Signore? Tu favorisci dunque il peccato? Assolutamente no. Ascoltate ciò che segue: Va' e d'ora innanzi non peccare più. Il Signore, quindi, condanna il peccato, ma non l'uomo» (In Joh 33,6).

Buon Natale di misericordia e speranza!

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