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Solidarietà

La casa per uomini senza fissa dimora diventa realtà

Presentato il progetto dell'associazione Mamre a Borgomanero
Articolo pubblicato il 02-10-2016 alle ore 07:16:34
Don Giorgio Borroni
Don Giorgio Borroni

Sarà intitolata a don Primo Mazzolari la nuova casa per uomini senza fissa dimora realizzata all'ultimo piano della canonica di Briga grazie anche a un contributo della Fondazione Comunità del Novarese onlus. Il sacerdote e partigiano lombardo è stato una delle più significative figure del cattolicesimo italiano del secolo scorso: il suo pensiero anticipò alcune tematiche del concilio Vaticano II per esempio riguardo la Chiesa dei poveri e il dialogo con i lontani. L'ha annunciato venerdì sera, alla sala “Don Gianni Cavigioli” dell'oratorio di Borgomanero, il presidente dell'associazione Mamre Mario Metti. In tale occasione sono stati presentati questo progetto e quello della comunità mamma-bambino “casa Irene” che sorgerà a nord di Borgomanero, in via Borgomanero, anche in questo caso grazie al sostegno della fondazione presieduta dal dottor Cesare Ponti. L'opera è stata pianificata dal designer Marco Preti e dall'ingegner Carlo Quirico cui è toccato il compito d'illustrarla. L'area interessata è di 3.700 metri quadrati compresi parcheggi, spazio giochi esterno e un orto didattico. «Tutti questi progetti - ha sottolineato Metti - hanno senso solo se sono condivisi: solo operando tutti insieme si possono dare delle risposte».

I primi passi di questo percorso risalgono a più di un quarto di secolo fa, quando il gruppo parrocchiale di animazione missionaria aveva dato vita a interventi di solidarietà sia nel sud del mondo, dove sono attivi preti e suore della diocesi di Novara, sia a Borgomanero con la casa di seconda accoglienza allestita a cascina Gianni, lungo via Piero Ghiglione. «Il nostro lavoro quotidiano - ha aggiunto ancora Metti - è rivolto alle persone più deboli, più indifese. Così in questi ultimi vent'anni come Mamre abbiamo accolto a casa “Piccolo Bartolomeo”, la cui ristrutturazione venne aiutata dalla Fondazione Comunità del Novarese, e nelle case “Suor Maria Serena”, “Don Luciano Lilla” e “Dom Mario Zanetta”, oltre trecento tra ragazze madri e i loro bambini e donne vittime di violenza domestica. Molte di loro adesso vivono in modo autonomo. E dall'ascolto delle persone a fine 2014 ci siamo resi conto dell'esistenza di un'altra emergenza: quella degli uomini senza un posto dove dormire. Il primo che abbiamo ospitato da sei mesi “alloggiava” in un vagone ferroviario». Sergio Vercelli, presidente del Consorzio intercomunale per la socioassistenza di Borgomanero, ha ricordato che sono già 21 coloro che sono entrati prima nell'appartamento di via Matteotti a Borgomanero e ora in quello di Briga: «La cosa più importante è fermare la caduta; poi c'è tempo per risalire, magari andando a condividere un'abitazione». La casa parrocchiale del paese agognino è stata sistemata una ventina d'anni fa come ha puntualizzato l'arciprete don Giovanni Antoniazzi «e una parte adesso è inutilizzata. Abbiamo così pensato, seguendo quanto indicato dal Vangelo, di metterla a disposizione di un progetto all'insegna della carità». Sostenuto anche dalla Caritas diocesana il cui direttore, don Giorgio Borroni, ha esordito dicendo che «qualche giorno fa sono andato a rileggermi lo statuto che fu scritto dall'allora vicario generale e poi vescovo di Casale Germano Zaccheo. Ecco: per esempio non vorrei più sentir parlare di mense dei poveri, ma di mense dove poveri e ricchi mangiano uno accanto all'altro. E poi non dimentichiamoci che, al contrario di quello che viene spesso ripetuto, non è vero che nella vita si raccoglie quello che si semina; si raccoglie quello di cui si ha cura».

Il dottor Gianluca Vacchini, segretario generale della Fondazione Comunità del Novarese, ha precisato: «È un errore vedere la nostra onlus come un salvadanaio. La nostra attività non si basa su una semplice erogazione di fondi, ma sull'accompagnamento per un determinato periodo di chi ci presenta dei buoni progetti. Ma poi quest'ultimi devono camminare da soli con il sostegno delle loro comunità». Fcn spazia - ha spiegato ancora Vacchini - «dall'aiutare a dialogare fra loro realtà che prima non s'erano mai parlate alla raccolta di donazioni. Il dono è emozione e ragione, e non scordiamoci che è attraverso tanti piccoli contributi che si può arrivare ai risultati prefissi». La media è di 27 euro e mezzo. L'identikit degli elargitori coincide spesso con quello di una donna di età compresa fra i 35 e i cinquant'anni e madre di due figli, «e che sostiene più cause», ha concluso Vacchini che ha anche annunciato l'organizzazione, da parte di Fcn, di corsi di fund raising (16 ore) e per la ricerca di volontari.

Le conclusioni le ha tracciate il direttore del collegio salesiano di Borgomanero don Giuliano Palizzi: «La fede cristiana non è solo andare a messa la domenica: va superato questo modo di pensare. Alla fine dei giorni saremo interrogati su un'unica cosa: se avremo riconosciuto Gesù nei poveri. Esattamente come ci indica papa Francesco; e dobbiamo imparare a imitare persone come Mario Metti. Quando è partita casa “Piccolo Bartolomeo” sinceramente pensavo fosse destinata a resistere al massimo qualche anno; poi io ho avuto incarichi nel Torinese e quando sono tornato a Borgomanero l'ho ritrovata addirittura potenziata. Qualcosa vorrà pur dire, no?».

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