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La centrale elettrica di Varallo apre le porte ai visitatori

Fa parte dell'antico stabilimento Rotondi
Articolo pubblicato il 18-08-2016 alle ore 17:29:35
La centrale elettrica di Varallo apre le porte ai visitatori 2
L'antica centrale elettrica di Varallo

Le centrali elettriche dell’antico “Stabilimento Rotondi” saranno di nuovo visibili al pubblico. Visitare l’area un tempo utilizzata per fornire alla manifattura l’energia elettrica necessaria al funzionamento dei macchinari sarà possibile grazie a un accordo preliminare tra il proprietario, Alessandro Barbero, e il Comune di Varallo. «Si tratta – commenta il sindaco Eraldo Botta – di un atto importantissimo per la città. Nella parte di quella che era la filatura di cotone fondata dall’ingegner Eugenio Bauer a metà degli anni settanta dell’Ottocento vengono conservati i macchinari antichi e quelli più recenti, mantenutisi in ottime condizioni e utilizzati per la produzione di energia elettrica. Si tratta nello specifico di un motore a vapore per la produzione di energia elettrica, di una centrale idroelettrica degli anni trenta del Novecento e di un’altra centrale elettrica molto più moderna, anzi risalente ai giorni nostri. Così sarà possibile, oltre a soddisfare la curiosità degli appassionati, compiere visite a scopo didattico incentrate sulle tappe dell’evoluzione delle centrali elettriche». 

Il motore a vapore della ex Rotondi è uno dei pochi esempi rimasti al mondo, e quello di più grandi dimensioni; un altro è conservato a Milano all’interno del Museo della Scienza e della Tecnica, ma è di dimensioni più contenute. Fu progettato alla fine dell’Ottocento ed entrò in funzione nel 1901, rimanendo operativo sino alla fine degli anni Cinquanta, quando la fabbrica si sviluppò ulteriormente con la costruzione di capannoni e l’installazione di macchinari.

Fortunatamente l’impianto si è salvato perché tenuto come riserva nel caso si fosse guastato quello nuovo e più avanzato, divenendo una grande testimonianza di archeologia industriale, conservata in tutte le sue componenti, con i grandi quadri elettrici in ceramica completi di voltometro, amperometro e tutto ciò che era necessario. Anche i quadri elettrici degli anni Trenta sono stati conservati con i contatori fiscali per la misurazione dell’energia da sottoporre ad accisa e all’imposta erariale.

Uno spazio dedicato all’archeologia industriale che già in occasione delle aperture straordinarie organizzate in occasione delle “Giornate di Primavera” del Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano), il 22 e 23 marzo di due anni fa, aveva richiamato tantissime persone attratte dalla possibilità di vedere il motore a vapore e lo spazio circostante, un’ampia sala le cui pareti sono decorate e illuminate da ampie vetrate aperte sui tre lati.

«L’accordo con il proprietario – conclude Botta –, che tengo particolarmente a ringraziare per la concessione della fruibilità dello stabile, sarà formalizzato nel mese di settembre, dopodiché verranno stabiliti i giorni per le visite e gli orari. In questo modo la città si arricchirà di un’ulteriore attrattiva per i turisti e i visitatori. Si tratta anche di un’altra risorsa per gli abitanti del nostro territorio, soprattutto per i più giovani».

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