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La Regione risponde per le rime ai cacciatori

Una nota dell presidente Sergio Chiamparino e dell’assessore Giorgio Ferrero
Articolo pubblicato il 12-06-2016 alle ore 16:16:57
Foto di repertorio
Foto di repertorio

Alcune centinaia di aderenti a Federcaccia hanno manifestato oggi davanti al Palazzo della Regione contro il calendario venatorio e il divieto di caccia a due specie della fauna alpina (pernice bianca e lepre variabile) e dell’allodola deciso dal Consiglio regionale.

«Federcaccia ci rimprovera di non essere rispettosi verso i cacciatori - dichiarano il presidente Sergio Chiamparino e l’assessore competente Giorgio Ferrero -. Al contrario, noi siamo profondamente rispettosi dei diritti dei cacciatori, così come lo siamo nei confronti degli altri cittadini. Lo siamo anche verso il Consiglio regionale che a stragrande maggioranza con provvedimento legislativo ha vietato la caccia di specie come la pernice bianca, in passato cacciabile in solo 85 esemplari in tutto il Piemonte, considerata “vulnerabile” dall’Ispra, che si occupa della protezione della fauna selvatica, e protetta in molte parti dell’arco alpino europeo». E aggiungono: «Siamo rispettosi anche nei confronti degli agricoltori e del loro diritto a non vedere i loro campi invasi da cinghiali e caprioli, che continuano a proliferare per una evidente errata gestione della caccia, che sembra tesa più a conservarne il numero per poterli agevolmente cacciare che a limitarlo. Una gestione errata anche per la pletora di ambiti territoriali (38) e di amministratori (quasi 800) che evidentemente costituiscono un meccanismo farraginoso e poco razionale, su cui intendiamo intervenire per semplificarli e renderli più funzionali.». La nota stampa prosegue: «Siamo rispettosi anche dell’ambiente e del diritto di tutti i cittadini a potersi muovere liberamente sul territorio regionale senza correre rischi continui di gravi incidenti stradali, così come rispettiamo le specie animali che sono un patrimonio di tutti, non solo di Federcaccia. Forse Federcaccia confonde il rispetto verso i circa 20 mila cacciatori piemontesi con l’adesione acritica a ogni sua richiesta. Non intendiamo abdicare al nostro diritto-dovere di governare anche la caccia in modo da rispettare i diritti di tutti: cacciatori, ambientalisti, agricoltori, in generale cittadini, fauna e ambiente».

 

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