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«La Repubblica italiana? Figlia di un referendum con schede taroccate»

Intervento in occasione della festa del 2 giugno
Articolo pubblicato il 03-06-2016 alle ore 14:06:45
«La Repubblica italiana? Figlia di un referendum con schede taroccate» 3
Sandro Delmastro delle Vedove

Dall'ex deputato (nonché consigliere comunale a Borgosesia) Sandro Delmastro riceviamo e pubblichiamo.

«Caro direttore, è appena finita la Festa per l’anniversario della vittoria della repubblica al referendum del 1946. Premetto che non sono monarchico ma repubblicano (o, più precisamente, … “repubblichino”!). E ciò dico perchè, come è noto, a prescindere dai miei personali convincimenti, non sopporto le bugie che si raccontano quotidianamente ed indegnamente sulla Storia recente. E mi riferisco proprio ai risultati del referendum del 1946. E’ noto, infatti, che nella giornata del 2 e nella mattinata del 3 giugno 1946 si tenne in Italia il Referendum per scegliere la forma istituzionale dello Stato, cioè Repubblica o Monarchia. Il Referendum fu a suffragio universale e, per la prima volta in Italia, votarono anche le donne. Furono esclusi dal voto i cittadini della Venezia Giulia, della Dalmazia, dell’Alto Adige e della Libia (allora ancora italiana). Si disse che questi italiani avrebbero votato in seguito (sic!), ma, incredibilmente, non se ne fece più niente: tutti esclusi dal voto. Per assicurare l’ordine durante il Referendum fu costituita una polizia speciale formata da ex-partigiani. Il 4 giugno i Carabinieri, a metà spoglio, comunicano a Pio XII (chissà perché solo a lui) che la Monarchia si avviava a vincere. Nella mattinata del 5 giugno, e questo è ancora molto più importante, De Gasperi annunciava al Re Umberto II che la Monarchia aveva vinto».

«Dopo che i rapporti dell’Arma dei Carabinieri, presente in tutti i seggi, segnalarono al Ministro degli Interni Romita la vittoria della Monarchia, iniziarono una serie di oscure manovre ancora non del tutto chiare: nella notte, guarda caso, tra il 5 ed il 6 giugno i risultati si capovolsero in favore della Repubblica con l’immissione di una valanga di voti di non chiara provenienza. Accurati studi statistici hanno dimostrato che in quell’epoca non potevano esserci tanti votanti quanti ne sono stati conteggiati nei dati ufficiali del Ministero dell’Interno, dunque i voti giunti al Ministero dell’Interno all’ultimo momento, che avevano dato la vittoria alla Repubblica, erano scaturiti sostanzialmente dal nulla. Furono immediatamente presentati migliaia di ricorsi, ma con un arrogante sopruso non furono mai presi neppure in considerazione (e naturalmente di tutto ciò non vi è traccia sui libri di Storia ed ai ragazzi si insegna la splendida e serena vittoria del regime repubblicano)».

«In quelle due notti si svolse anche una vera e propria guerra tra i servizi segreti americani favorevoli alla Repubblica e quelli inglesi favorevoli alla Monarchia. Il 10 giugno la Corte di Cassazione diede in via ufficiosa la notizia della vittoria della Repubblica affermando che avrebbe fatto la proclamazione ufficiale con i dati definitivi il 18 giugno. Ciò però non avvenne, per cui la Repubblica (è bene ricordarlo ed insegnarlo ai nostri giovani) in effetti, non è mai stata proclamata... Negli stessi giorni le truppe comuniste del maresciallo Tito (Yugoslavia) erano pronte al confine italiano per intervenire qualora fosse stata proclamata la vittoria della Monarchia. Dopo la proclamazione ufficiosa della vittoria della Repubblica, furono scoperti nei luoghi più disparati, migliaia di pacchi di schede non scrutinate che furono prontamente distrutti».

«A quel punto, il governo, proclamò in fretta e furia la vittoria della Repubblica e nominò Alcide De Gasperi (monarchico) capo provvisorio dello Stato. Immediatamente scoppiarono rivolte in molte città italiane contro i brogli del referendum. Particolarmente gravi furono i disordini a Napoli dove il 9, 10 ed 11 giugno la polizia speciale di cui abbiamo parlato prima impiegò autoblindo e carri armati contro la folla inerme uccidendo 9 persone e ferendone centinaia. A questo punto il Re Umberto II, per evitare una guerra civile, parte per l’esilio, dopo aver diffuso un proclama in cui contesta la violazione della legge ed il comportamento rivoluzionario dei suoi ministri, che non hanno atteso il responso definitivo della Cassazione. E’ lecito che i libri di storia non facciano cenno di queste cose? Ribadisco: ricordo queste cose da repubblichino convinto, e non da monarchico deluso»

Sandro Delmastro delle Vedove

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