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La Valsesia fa da scenario al thriller di Andrea Beltrami

Articolo pubblicato il 02-09-2017 alle ore 18:28:35
La Valsesia fa da scenario al thriller di Andrea Beltrami 3
Andrea Beltrami

Il cadavere del dirigente di un’azienda del posto viene trovato incatenato a un tavolo con indosso una maschera di cuoio. L’ultima chiamata sul suo cellulare rimanda a una mistress dark. Sull’accaduto è chiamato a indagare Dino Mazzone, maresciallo dei Carabinieri di Varallo. Non si tratta di cronaca nera, ma dell’inizio del romanzo d’esordio di Andrea Beltrami. Lo scrittore, genovese d’adozione ma valsesiano d’origine, ha ambientato in valle la sua opera. “Valsesia – Juliette” è già disponibile in e-book e in versione cartacea, nelle librerie.

La storia si dipana fra Varallo, la Valsesia e una parte del Biellese. «Sono luoghi cui sono molto legato – racconta l’autore, 36enne -. Sono nato a Genova, ma mio padre è di Quarona e la mia famiglia possiede una casa a Serravalle, dove ho passato, e ancora passo, buona parte del mio tempo libero. Una questione affettiva, quindi. Proprio per averle molto frequentate, conosco molto bene queste zone. Non ho fatto fatica a descriverle nei dettagli. Infine, se si vuole, è stato anche un modo per far riscoprire o mettere in evidenza alcuni aspetti della Valsesia».

I “locali” riconosceranno sicuramente molti dei luoghi citati e descritti. Lo scrittore genovese-valsesiano dice di ispirarsi ai gialli nordici, «perché quelli americani hanno spesso elementi fantastici, con il protagonista descritto come una sorta di super eroe. I gialli nordici al contrario sono molto realistici; i protagonisti sono persone normali, che hanno i loro peccati e fanno i loro errori». Scontato che il genere di lettura preferito di Beltrami siano proprio i gialli nordici, «ma amo molto leggere anche le autobiografie».

Laureato in economia, Beltrami lavora nell’ambito dell’energia ed è diventato scrittore per caso. «Macino mediamente 50mila chilometri all’anno: ho tutto il tempo per pensare alle trame. Inizialmente avrei voluto mettere in trama dei fumetti, un esercizio che si è rivelato subito difficoltoso. Poi nel 2014 l’azienda per cui lavoravo è andata in insolvenza, lasciandomi tre mesi a casa. Ho avuto quindi il tempo per stendere la prima versione di questo romanzo. Alla fine del 2015 trovai un piccolo editore che era disposto a pubblicare, ma poi la cosa non andò a buon fine. Intanto ovviamente avevo ripreso a lavorare. Il libro è rimasto per un po’ di tempo nel cassetto, ma questo mi ha permesso di rivederlo con calma e di migliorarlo in alcune parti. Chi lo ha letto ha detto che piace; ci sono molti colpi di scena». Il finale avvisa Beltrami, però non è il classico happy end, «ma uno “sweet and bitter” end: la storia si conclude ma lascia qualche dubbio al lettore».

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