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L’addio di Valduggia all’avvocato Dario Galletti

La lettura era la sua passione
Articolo pubblicato il 25-03-2017 alle ore 10:21:14
L’addio di Valduggia all’avvocato Dario Galletti 2
Dario Galletti con la moglie Rina Bocciolone

Veniva chiamato “l’avvocato dei poveri”. Essere un uomo di legge per lui non era solo un lavoro, ma anche e soprattutto una passione. E’ morto domenica mentre si trovava ricoverato alla clinica “I cedri” di Fara Dario Galletti. Martedì pomeriggio la chiesa parrocchiale di Santa Maria sembrava essere troppo piccola per accogliere le tante persone che hanno voluto tributargli un ultimo saluto. Il funerale è stato concelebrato dal parroco di Valduggia don Dante Airaga, da don Sandro Bertoli di Roccapietra e dal diacono Luca Favero.


Galletti era nato 85 anni fa a Castelli Cusiani (vecchio nome del Comune di Pogno), dopo il diploma si era iscritto alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Torino dove si laureò nel 1956. Per qualche tempo lavorò come praticante poi, agli inizi degli anni ‘ 60, la decisione di mettersi in proprio e di aprire uno studio legale a Borgosesia, in via Ferrari. In quegli stessi anni si unì in matrimonio con Rina Bocciolone, come il marito molto conosciuta in zona per essere la titolare dell’azienda “Bocciolone antincendi”. Dalla loro unione sono nati i figli Paolo e Stefano.
Dopo l’apertura dello studio legale la famiglia si stabilì qualche anno a Borgosesia, poi il ritorno a Valduggia: «Per essere più vicini al lavoro di Dario decidemmo di vivere a Borgosesia – ricorda la moglie Rina -, ma per poco tempo. Ben presto infatti tornammo a Valduggia, vicino alla mia ditta».


Al suo lavoro come avvocato, e successivamente a quello intrapreso nell’azienda di Roccapietra con la moglie, Galletti ha sempre dedicato molto tempo: «Non riusciva a farne a meno, per lui era una vera e propria passione – continua la moglie -; fino a due anni fa veniva regolarmente in ditta. Sia come avvocato che come dirigente d’azienda, nel lavoro ha sempre messo molto sentimento: veniva chiamato “l’avvocato dei poveri” perché se era sicuro che una causa sarebbe stata persa sconsigliava di intentarla per non far perdere soldi ai clienti. Nelle vesti di imprenditore ha sempre cercato di stare vicino ai dipendenti e di trovare per tutti le migliori soluzioni». Oltre al lavoro, Galletti amava dedicare il suo tempo a un’altra sua passione: «Avrebbe voluto scrivere un libro sul Cusio, su Pogno e sul lago d’Orta – prosegue la moglie -. Quelle zone le ha sempre studiate, fotografate, si era documentato sui resti di case o chiese dimesse che andava scoprendo durante le sue escursioni e passeggiate». La lettura è sempre stata tra i suoi interesse: «Non amava viaggiare, lo faceva solo se obbligato dal lavoro – conclude la moglie –, però conosceva perfettamente Paesi e città in cui non era mai stato. E questo perchè si documentava leggendo libri e guide di tutto il mondo».


Oltre alla moglie e ai figli Galletti ha lasciato la sorella Flora e il fratello Celso.

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