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«Mio padre Giorgio Taddia, una vita per l'arte e per Crevacuore»

La famiglia Taddia invita ad aiutare l’associazione handicappati
Articolo pubblicato il 29-09-2017 alle ore 12:27:40
«Mio padre Giorgio Taddia, una vita per l'arte e per Crevacuore»  1
«Mio padre Giorgio Taddia, una vita per l'arte e per Crevacuore» 1

Dalla figlia di Giorgio Taddia e dai familiari riceviamo e pubblichiamo un ricordo dell’artista morto nei giorni scorsi a 82 anni. 

«Caro papà, non penso di averti mai scritto ma ho tante cose da dirti; purtroppo il nostro tempo insieme è terminato e la mia voce è rotta dalla sofferenza, perciò affido i miei pensieri alla carta… Tanti, tanti, tanti sono venuti a darti l’ultimo saluto, perché nella tua vita hai realizzato tante cose, ti sei adoperato per gli altri e oggi, io e la mamma, sappiamo che hai lasciato un segno e questo ci rende orgogliose.

Vogliamo sperare che tu sia in un luogo in cui la sofferenza non è conosciuta, perché i tuoi ultimi giorni sono stati davvero travagliati. Ma non voglio ricordarti nei tuoi ultimi momenti sofferti, quando ti chiedevamo di non mollare e solo i tuoi occhi potevano dare mute risposte… Voglio lasciarti ricordando solo le cose belle che abbiamo condiviso seppure la tua vita non sia stata sempre facile e sorridente.

Ti vedo indaffarato con il tuo camice immacolato mentre ti occupi dei tuoi clienti nel tuo negozio: mi sembra di sentire il suono delle forbici che battono sul pettine e di vedere la nuvoletta di fumo della tua inseparabile sigaretta. Ti vedo lanciare nel piatto di Ennio le fette di salame… era la prima volta che vi vedevate ed è stata subito simpatia! Ti vedo mentre dipingi il tuo capolavoro più grande: il castello per la piazza degli scacchi… sento ancora l’odore del colore mescolato alla colla, sento i tuoi discorsi infervorati sull’organizzazione della partita a scacchi. Vedo la tua delusione quando il temporale ha sciolto i colori della scacchiera in piazza.

Ricordo l’emozione quando mi hai accompagnato all’altare, i tuoi occhi dolci pieni d’amore per Alessandro, sento le tue risate e le tue battute. Ti vedo ricevere la medaglia come volontario dell’anno per la dedizione all’Associazione handicappati Valsessera per cui ti sei tanto prodigato; un premio che quasi pensavi di non meritare… Ti vedo preoccupato per la salute di mamma ma ti vedo anche sempre innamorato di lei, anche se lo dimostravi in un modo tutto tuo. Sento il tuo “ Ciao Pol” che non sentirò più. Tanti sono i bei ricordi che custodirò gelosamente, spero tu ne abbia di me e di noi che ti siamo sempre stati accanto. Spero di averti dato qualche soddisfazione e spero nel tuo perdono se ho fatto qualcosa che ti ha contrariato. Se puoi, di lassù veglia su mamma e su noi! Ci manchi già tanto papà ma stai tranquillo: non lasceremo sola la mamma, la aiuteremo cureremo e proteggeremo noi… Andremo avanti. Ciao papà».

Paola e i tuoi cari

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