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Morto Sergio Minazzi, uno dei poeti di Varallo

Articolo pubblicato il 14-01-2018 alle ore 17:50:33
Morto Sergio Minazzi, uno dei poeti di Varallo 2
Sergio Minazzi

Addio a una delle “penne” valsesiane più amate: martedì si è spento Sergio Minazzi, poeta dialettale. Aveva ottant’anni.  Un male incurabile lo ha portato via, lasciando molta tristezza tra gli amici e le persone che l’hanno conosciuto.

Classe 1937, l’uomo risiedeva a Morca dove era molto stimato. In passato aveva ricoperto nella frazione varallese anche l’incarico di presidente della Casa Sociale. Aveva lavorato per la nota ditta “Olivetti” a Ivrea e all’epoca era solito tornare nel paese di origine durante i fine settimana. Sempre molto legato alla sua terra, Minazzi si era ritrasferito stabilmente nel piccolo centro varallese dopo il pensionamento, continuando ad apportare il suo contributo alle attività dell’associazione locale oggi sotto la presidenza di Piera Baladda, che ricorda l’amico con parole di stima. «Oltre a essere uno dei membri della Casa Sociale di Morca da più di quarant’anni, Sergio ne era stato alla guida in qualità di presidente - dice Baladda -. Era una persona molto istruita e parlava sempre del suo paese, per il quale ha fatto tanto, così come per la nostra associazione. Abbiamo appreso la notizia della sua scomparsa con tristezza ed esprimo le più sentite condoglianze alla famiglia a nome di tutti i consiglieri del nostro gruppo».

Sergio Minazzi viveva da solo nella frazione e la sua voglia di impegnarsi per il proprio territorio è stata ereditata dai due figli, Corrado e Davide, entrambi consiglieri comunali di minoranza a Vocca. Il primo, appartenente alla lista civica “Lavorare uniti per Vocca” come il fratello, è tra l’altro fresco di nomina, in quanto in carica dal mese di luglio.

Minazzi era conosciuto anche come autore di poesie dialettali, negli anni ha partecipato a diverse manifestazioni per gli amanti del genere e pubblicato un libretto con i suoi versi. A uno in particolare, però, era legato in modo speciale: “L’ Rümor dal mè Creüs”, poesia con cui l’amico Giovanni Rossi, presidente del Comitato di gestione del Rondo di Morca, ha scelto di ricordarlo. «Oggi è un giorno triste - ha scritto Rossi in una nota subito dopo aver appreso la notizia della scomparsa di Minazzi -. Tu hai raggiunto la Casa del Padre e le meravigliose parole da te scritte denotano l’infinito amore verso il tuo paese. Parole che rimarranno sempre nei nostri cuori».

Proprio a lato della sua poesia più nota, infatti, Minazzi traduce letteralmente “Creüs” con “ruscello”, ma non manca di spiegare il significato che un semplice corso d’acqua racchiude per un valsesiano: «E’ il suo paese, la sua casa, il suo dialetto». Quel dialetto con cui il poeta scrisse: «Ma l’Rumor dal mè Creüs […] saluta chi nass e chi mor, chi da via a torna chilò e chi s’nu và cul sagrin n’t’al cor… Creüs, ti canta; par tucc e… par mi che da vegiu i gnireü riva Ti…».

Versi che ricorda anche Primo Vittone della Pro loco di Locarno, che organizza da ben 25 anni l’Incontro degli Autori della canzoni di carnevale. «Il rumore del ruscello, nella poesia di Minazzi - sottolinea Vittone -, saluta chi nasce e chi muore, chi viene e chi se ne va. Il poeta gli aveva chiesto di cantare, anche quando, da vecchio, sarebbe tornato da lui: dal suo paese». E aggiunge: «Sergio scriveva delle belle poesie in dialetto, ma non quella di carnevale: la tradizionale “Cansun dël Carlavé”, quindi non ha mai partecipato all’Incontro a Locarno, ma ha partecipato negli scorsi anni alla rassegna di poesia dialettale che organizza il comune di Valduggia nel mese di dicembre. Inoltre ha partecipato diverse volte anche alla rassegna biennale di poesie dialettali “Pinet Turlo” di Grignasco. Qualche volta anche in altre diverse serate di poesia che vengono organizzate ogni tanto in Valsesia. Era una persona di carattere riservato ma quando parlava della sua gente di Morca, del suo paese, apriva il suo cuore e la sua penna. Il suo verso era semplice, ma ti colpiva non solo con le parole ma anche per la sua voce pacata, scandita, con la sua fonia proprio del vero dialetto di una volta, di quello giusto. Una figura, un poeta, un valsesiano proprio “dël creus”».

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