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Pascoli esauriti in alpeggio, situazione critica in Valsesia

Coldiretti chiede alla Regione di autorizzare la demonticazione anticipata senza penalizzazioni
Articolo pubblicato il 14-09-2016 alle ore 08:36:41
Foto di repertorio
Foto di repertorio

Poca erba, i pascoli degli alpeggi sono quasi esauriti, “specie oltre i 1000-1200 metri di quota”. La situazione è particolarmente critica in Valsesia, dove gli alpigiani potrebbero essere costretti a scendere a valle in anticipo con mandrie e greggi, “anche prima dei canonici 90 giorni previsti come periodo minimo di monticazione”.

Lo precisa la Coldiretti interprovinciale attraverso il presidente Paolo Dellarole e il quadro è confermato dall’Ufficio Zona valsesiano dell’organizzazione agricola: “Da settimane ormai ha spesso di piovere, il problema è evidente e riguarda tutta la valle: la maggioranza dei pascoli appare brulla, con l’erba ormai secca. E il quadro inizia a diventare pesante”.

“Data la situazione climatica, si rende necessario demonticare anticipatamente per evitare danni al bestiame – prosegue Dellarole - poiché negli alpeggi la siccità sta rendendo difficile l’abbeveraggio e l’erba secca favorisce lo scivolamento dei capi che rischiano di ferirsi. Per questo, a livello regionale, abbiamo chiesto all’Assessore Giorgio Ferrero di attivare le procedure necessarie al riconoscimento delle cause di forza maggiore e delle circostanze eccezionali per evitare che i nostri allevatori si vedano anche addebitate sanzioni ingiuste”.

 “Serve avviare tali procedure per evitare che gli allevatori, oltre al danno subito, si ritrovino ad avere anche ulteriori problematiche burocratiche che, per qualsivoglia motivo, vadano ad incidere ancora più negativamente sulla già grave situazione”, aggiunge Dellarole.

 Un problema che si aggiunge alle ripetute invasioni della fauna selvatica nelle ‘terre alte’, mentre nelle scorse settimane anche il lupo è tornato a colpire le greggi in Valsesia, uccidendo cinque capi in Val Vogna. “Occorre preservare la pratica dell’alpeggio, consentendo a chi la pratica di poter operare nei migliori modi e con la tranquillità di cui necessita” conclude il presidente della Coldiretti interprovinciale.

“La tradizionale monticazione degli animali in alpeggio oltre ad essere una risorsa fondamentale per l’economia montana, rappresenta anche un modo per valorizzare il territorio alpino e le tradizioni culturali che lo caratterizzano. Per questo è importante mantenere un legame sinergico anche con l’attività turistica che, insieme all’agricoltura e alla pastorizia, si configura come risorsa strategica per l’economia delle nostre aree alpine”.

Sinergie che passano attraverso un “ruolo forte” che l’agricoltura può assumere fortificando il proprio appeal nei confronti dell’imprenditoria giovanile e guidando, a questo proposito, un “ritorno alla montagna” delle nuove e giovani generazioni.

 

Un’attività importante, sia per il presidio del territorio montano, sia per la qualità dei formaggi prodotti e per il benessere degli stessi animali: “La salita all’alpeggio storicamente passava attraverso varie fasi che si identificano con pascoli e strutture poste a diversa altezza sulla stessa montagna. L’alpeggio ricomprende nelle nostre province sia le mandrie bovine che le greggi ovicaprine e interessa sul territorio un’ampia fascia che parte dalle prealpi biellesi e, attraverso le cime più alte, giunge sino ai confini con la Valle d’Aosta e l’Ossola”.

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