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Pediatra di Varallo in pensione dopo 44 anni di lavoro

Articolo pubblicato il 10-01-2018 alle ore 18:15:01
Pediatra di Varallo in pensione dopo 44 anni di lavoro 4
Pediatra di Varallo in pensione dopo 44 anni di lavoro 4

Va in pensione Lucrezio Coscarelli, storico pediatra di Varallo. Il medico avrebbe potuto ritirarsi già nel 2014, ma ha deciso di continuare a esercitare.  Ora però anche per lui, sulla soglia dei settant’anni che compirà nel mese di maggio, è arrivato il momento di ritirarsi e di dedicarsi, a partire dal primo di febbraio, alla sua vita privata. Classe 1948 , originario della Calabria, Coscarelli vive nella città del Sacro Monte dall’ottobre del 1973. Qui ha prestato servizio per quarantaquattro anni, durante i quali ha lavorato anche in ospedale, poi nel nosocomio di Borgosesia e a Quarona in ambulatorio. Il pediatra non esclude di proseguire con visite private, ma, se dovesse prendere questa decisione, si tratterebbe di ricevimenti su appuntamento.

La pensione arriverà con il primo febbraio. Chi la sostituirà?

Non è stato designato alcun successore, non ci sono nuovi pediatri in circolazione. I posti alla scuola di specializzazione sono pochi e questo porta a una carenza di personale. Ci sono comunque altri colleghi in zona. Il nostro distretto sanitario va da Alagna a Gattinara, si corre quindi il rischio di non trovarne uno nel proprio paese, ma ricordo ai genitori che, sebbene l’età pediatrica arrivi fino ai 14 anni, dall’età dei 6 compiuti è possibile iscrivere il proprio figlio dal medico di base. In quanto membro del nucleo familiare, il piccolo sarebbe accettato anche in caso di raggiungimento del massimale di pazienti.

Oggi i giovani pediatri sono pochi. Anche lei è stato un neo-laureato. Qual è stato il suo percorso?

Dopo cinque anni all’Università di Bologna, mi sono laureato a Torino nel marzo del 1973. Sono venuto a Varallo in cerca di un impiego, che ho trovato all’ospedale cittadino. Ho iniziato in medicina. Nel 1981 ho sostenuto l’esame nazionale di idoneità di aiuto pediatria e nell’87 quello di primariato, entrambi superati al primo colpo. Nel frattempo, nel 1986, con la chiusura del reparto di maternità a Varallo, ero stato trasferito a Borgosesia, dove avrei prestato servizio fino al 1992, quando una nuova legge mi avrebbe permesso di andare in pensione dall’ospedale e diventare pediatra della mutua. Ora lascio anche quella: potrei continuare per altri quattro mesi, ma ho deciso di non aspettare fino al mio 70º compleanno. Oggi la burocrazia ci uccide e la computerizzazione ha cambiato tutto.

E’ in servizio da molti anni: di cambiamenti deve averne visti parecchi...

In peggio, purtroppo. Oggi c’è più diffidenza. I pazienti cercano informazioni sul web, ma senza avere le competenze per comprendere. Spesso i genitori si allarmano inutilmente, alcuni si ostinano a voler fare esami a raffica, e così a noi medici tocca spiegare di più. Da una decina di anni, inoltre, è sorto il problema della comunicazione: mi sono sempre trovato bene con tutti, ma dover interagire con chi non sa parlare l’italiano è complicato.

Qualche bel ricordo?

All’ospedale di Varallo lavoravo senza sosta, ma il clima era familiare e il sistema funzionava bene. Ricordo i viaggi disperati in ambulanza verso Biella, centro più vicino per i bambini nati prematuri: per fortuna siamo sempre tornati vincitori. Oggi ho in cura i figli di coloro che erano bambini negli anni Ottanta, li conosco quasi tutti e ricordo le loro storie.

Come descriverebbe il suo lavoro?

Il medico è come il prete: entrambi lo sono per sempre.

Una missione?

E’ più questione di conformazione mentale. La nostra è una professione che si porta a casa alla sera, occupa i pensieri. I turni sono molto pesanti, bisogna stare sempre all’erta e il minimo errore può costare una denuncia. Nessuno è il Padre eterno, per questo, se io non capisco, indirizzo sempre i pazienti da uno specialista.

Un medico rimane sempre un medico, ma cosa farà da pediatra in pensione?

Non ho molti hobby. Mi piace leggere, passeggiare, visitare luoghi per turismo.

Eppure un sogno nel cassetto, un progetto, ce l’avrà pure?

Mi piacerebbe tornare più spesso in Calabria, dove sono nato, ma ciò che più desidero è girare tutta la Sicilia in macchina, senza limiti di tempo. Sembrerà una sciocchezza, ma tengo molto a bere un caffè sulla terrazza del commissario Montalbano.

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