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«Pier Luigi Mancini, quando la normalità diventa eccellenza morale»

La lettera per ricordare un amico
Articolo pubblicato il 03-07-2016 alle ore 11:04:11
«Pier Luigi Mancini, quando la normalità diventa eccellenza morale» 3
Pier Luigi Mancini

Da Claudio Sagliaschi riceviamo e pubblichiamo il ricordo del concittadino Pier Luigi Mancini, ex consigliere comunale di Prato Sesia, scomparso improvvisamente nei giorni scorsi a 69 anni.

«L'altra settimana si sono svolti a Prato Sesia i funerali dell’amico Gigi. Tanta gente e tanti amici per l’addio a una persona che con la sua “normalità” ha simboleggiato e dovrebbe simboleggiare l’esempio di una vita, seppur conclusa prematuramente, all’insegna delle migliori qualità etiche e morali. Abituato da anni a meditare sul senso della vita e su quello della morte ho sempre creduto, erroneamente, di essere in buona parte vaccinato anche agli eventi negativi che la Storia ci porta a conoscenza. Non sempre è così scontato invece. Ci si può trovare personalmente pronti alla morte perché si sa che fa parte del gioco di una evoluzione non determinata spesse volte da noi stessi, tuttavia non si è mai pronti sulla morte di altri. E quando la morte raggiunge inaspettatamente l’amico si entra facilmente in una crisi sconvolgente con l’amarezza di essere impotenti. E allora non rimane che superare lo sconforto ripensando a ciò che quell’amico è stato in grado di donare. Alla sua famiglia come anche ai suoi amici e conoscenti. Riaffiorano così i momenti spensierati di giovinezza quando si passavano interi pomeriggi primaverili a combattere tra le mura dell’antico castello sognando improbabili gallerie colme di tesori. Interi pomeriggi estivi a sguazzare nelle acque gelide della Sesia catturando inermi pesciolini e gamberi d’acqua dolce.

«Interminabili partite a pallone dove si incominciava magari in cinque contro cinque e si terminava dopo tre ore di gioco in venti contro venti. Eravamo in tanti. Eravamo tutti amici. Quelle sono state le nostre palestre di vita. Poi l’inizio del lavoro. Poi 15 mesi di servizio militare che come si diceva un tempo, rendeva maggiorenni e uomini. Infine per molti, quasi tutti, la creazione di una famiglia con il normale, progressivo distacco dalle giovanili goliardate perché si era diventati adulti e responsabili; ma non il distacco di un’amicizia che niente e nessuno avrebbe potuto scalfire.

«Gigi era uno di quel gruppo e come tanti altri è stato in grado di emergere proprio grazie alla sua normalità,perché emergere non significa essere personaggio famoso come un attore o un calciatore. Emergere significa onestà e trasmetterla. Significa senso civico e trasmetterlo. Significa educazione e trasmetterla. Significa umanità e trasmetterla. Significa comprensione e tolleranza e trasmetterla. Tutto questo non è poco, e sarebbe straordinario se si moltiplicassero le persone che emergano normalmente sull’esempio di Gigi, perché se ne ha un gran bisogno. Ora questa continua evoluzione della vita ci ha privato della sua sorridente presenza perché è venuto a mancare per lui quel pizzico di fortuna che permette di continuare. L’inevitabile sconforto dev’essere necessariamente superato in primo luogo dai famigliari pensando a ciò che ha rappresentato per loro, e per l’esempio che ha saputo imprimere. L’ho riposto in una parte importante della mia mente insieme ad altri amici come Luciano, Fausto, Pier Attilio, Dino, Giacomino, Pinin, Mario, Giovanni, Piero, Antonio, Carlo e tanti altri. E da lì nessuno lo smuoverà».

Claudio Sagliaschi

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