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Prato Sesia ricorda il generale Antonini con una lapide al cimitero

Il militare è stato sepolto senza il braccio destro, perso in battaglia
Articolo pubblicato il 29-10-2016 alle ore 11:42:37
Prato Sesia ricorda il generale Antonini con una lapide al cimitero 2
Il generale Antonini nacque a Prato Sesia nel 1792

Sono giunti al termine i lavori all'esterno del cimitero di Prato Sesia. Le opere saranno terminate prima delle imminenti festività dedicate ai defunti. Le attività hanno riguardato la realizzazione di un nuovo ingresso e la costruzione di una copertura per garantire la protezione degli astanti nei giorni di maltempo, durante la benedizione dei feretri. Verrà inoltre posata una lapide sotto cui riposeranno i resti del generale Giacomo Antonini, ufficiale napoleonico e deputato, nato a Prato Sesia nel 1792. Proprio la posa della lapide con la relativa scritta, insieme all’elettrificazione del cancello, si inserisce fra gli ultimi lavori da portare a termine: il cimitero dovrebbe quindi essere pronto, con un certo anticipo, in occasione dell'ormai vicinissima ricorrenza della Commemorazione dei defunti del 1° novembre.

A realizzare i lavori è stata una ditta originaria del Biellese, che nel 2015 si era aggiudicata l’opera mediante gara di appalto a cui avevano partecipato altre dodici aziende. La base d’asta era stata fissata a 88mila euro, di cui ben 80mila derivanti da un contributo regionale. Aveva vinto la Florama con un ribasso del 25%. «Erano state presentate diverse richieste – ricorda il sindaco Luca Manuelli – e la Regione aveva concesso questo contributo finalizzato, con la specifica finalità di migliorare l’accesso ai cimiteri. Da lì la scelta di intraprendere questi lavori».

La lapide del generale verrà posata nei prossimi giorni. I pratesi che passeranno davanti all’ultima dimora del generale Antonini, saranno curiosi di scoprire un dettaglio: il militare è stato sepolto senza il braccio destro, perso in battaglia. A ripercorrere la sorprendente storia è lo storico locale Claudio Sagliaschi, nella sua opera “La Professione di fede di un valsesiano del Risorgimento”. Durante la battaglia di Monte Berico, a Vicenza, del 1848, combattuta nell’ambito della prima Guerra di indipendenza italiana, il patriota pratese fu colpito al braccio da una scarica di mitraglia. Si narra che abbia esclamato: «Nulla m’importa del braccio o della vita, mi basta solo che non si perda l’Italia!». L’arto fu amputato e in seguito imbalsamato: proclamato “reliquia della Nazione”, fu portato a Venezia, dove arrivò fra le mani di una contessa. Ritrovato anni dopo, fu scambiato per un corpo di reato. Donato inizialmente dagli eredi della contessa a un museo cittadino, nel 1928 fu trasferito al museo Calderini di Varallo. Ora si trova alla Pinacoteca.

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