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Il ricordo

Quando Dario Fo arrivò a Varallo

Piera Mazzona ricorda l'arrivo di Fo al Civico di Varallo
Articolo pubblicato il 15-10-2016 alle ore 09:20:30
Dario Fo  a Varallo
Dario Fo a Varallo

La notizia della morte di Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura nel 2007, ha riempito le prime pagine dei giornali, così come aveva riempito le pagine dei settimanali locali nel marzo 2004 la presenza di Fo per lo spettacolo al Teatro Civico di Varallo.

In Biblioteca Dario Fo è stato ricordato con una vetrina che raccoglie alcuni dei suoi libri e un manifesto dello spettacolo che avrebbe dovuto interpretare con Franca Rame al Teatro Civico: “L’anomalo bicefalo”, ma che, a causa di un problema di salute dell’attrice e compagna di Fo, non fu annullato, ma si trasformò in qualcosa di unico, un fuori programma originale e avvincente: un doppio spettacolo.

Sul palco un gruppo di spettatori, che non avevano trovato posto in sala e in galleria, faceva da sfondo a un Fo che, dopo essere balzato sulla scena, se ne era subito impadronito, catturando gli applausi del pubblico. In sala le luci erano rimaste accese: “Per guardarsi bene in faccia invece di stare squicci”. La prima parte dello spettacolo era stata una scelta dei famosi grammelots, un termine onomatopeico che letteralmente significa masticare le parole e adattarle ad un linguaggio, in realtà una forma di gioco teatrale in cui si esibiscono solo gli attori “bravi”, dotati di particolare scioltezza linguistica e capacità imitativa. Fo spaziò fra il grammelot cinquecentesco degli “zanni”, i primi attori della Commedia dell’Arte, proponendo: “La fame dello zanni”, alle sacre rappresentazioni di “Mistero buffo”, ai grammelots in francese e in inglese, a quelli che evocavano la violenza sulle donne, nati dopo la violenza subita dalla moglie.

Poiché era vicino l’8 marzo, il Sindaco Gianluca Buonanno a tutte le signore presenti in teatro aveva offerto un rametto di mimosa, accompagnato da un messaggio gentile.

Il secondo tempo di quella straordinaria performance era stato riempito da una farsa grottesca dell’Ubu Roi di Alfred Jarry, trasformato in una favola contemporanea ben riconoscibile in cui avevano trovato posto tutti i protagonisti della vita politica del tempo. Al termine dello spettacolo Fo si era intrattenuto con il pubblico ricordando i suoi soggiorni estivi in Val Mastallone e l’amicizia che lo aveva legato al comandante partigiano Cino Moscatelli, invitando tutti a non lasciar cancellare la memoria dei fatti, né attraverso il silenzio, né attraverso la confusione o la mancanza di informazioni.

Nella mattinata Fo aveva incontrato i giornalisti all’Albergo Italia e, nonostante fosse molto stanco, era stato disponibile, cortese, ironico e aveva risposto alle numerose domande, firmando libri e anche un mazzo di Tarocchi, che lui stesso aveva disegnato per una nota casa editrice.

I due attori non ebbero lo stesso successo trent’anni prima, il 6 luglio 1973, quando Franca Rame venne a Varallo invitata dal Comitato Manifestazioni Parco D’Adda per una serata organizzata dal Circolo La Comune di Milano. Lo spettacolo scritto da Fo e interpretato dalla moglie s’intitolava: “Basta coi fascisti”. Quella sera non ci fu molto pubblico e i testi furono tanto irriverenti da essere tacciati di vilipendio dei valori morali, sociali ed umani. La serata non piacque neppure agli organizzatori, che addirittura presero le distanza sui giornali in una lettera pubblica, in cui però rimarcarono la bravura di Franca Rame che ”In qualche racconto ha rappresentato momenti e figure di vita vissuta con incisività e vera bravura”.

Fo era amato o odiato, ma certamente ha lasciato un segno, non solo nella letteratura o nel teatro, ma anche nella storia del nostro Paese.

 

Piera Mazzone

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