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Quando Pastrello firmò una linea di spatole per la Rgm Pordenone

L'artista borgosesiano è mancato qualche giorno fa
Articolo pubblicato il 02-09-2016 alle ore 09:32:10
Quando Pastrello firmò una linea di spatole per la Rgm Pordenone  2
Franco Pastrello

Sono stati celebrati lunedì i funerali dell’artista borgosesiano Franco Pastrello. Il tratto caratteristico della sua poetica è stato l’utilizzo delle spatole. Ha dipinto per più di quarant’anni con questi fedeli strumenti, tanto da diventare un vero e proprio marchio di fabbrica nella sua produzione artistica. Aveva iniziato a usarle nei primi anni Settanta, le modificava da sè, con la mola, per adattarle alle esigenze pittoriche. «Le spatole bisogna amarle e rispettarle - diceva -: non sono solo dei freddi pezzi di acciaio, ma hanno un’anima, l'anima dell’artista».

In tempi recenti quelle spatole sono diventate anche una linea design su interessamento di una delle aziende leader nel settore degli utensili per artisti. E’ stata la “Rgm” (di Maniago in provincia di Pordenone), tre anni fa, a creare una linea dedicata al pittore valsesiano: quattordici “pezzi” modellati negli anni dall’artista, con il suo nome inciso sul manico. Era stata un’esperienza insolita per Pastrello, che in quel periodo partecipò alla presentazione ufficiale in un’esposizione a Francoforte, nel corso della quale disegnò un quadro in soli due giorni, davanti a migliaia di visitatori: «Sono stato proiettato in un’esperienza incredibile - raccontava Pastrello -, mai avrei pensato che le mie vecchie spatole mi regalassero una soddisfazione così grande, ben più che un premio. Sono cose che uno non si aspetta: mi avevano parlato di una brochure, pensavo poche pagine, invece... Un set fotografico a Portogruaro, mentre dipingevo un nuovo quadro dal titolo “Sotto il cappellaccio”, con ogni passaggio di colore sulla tela documentato da novecento fotografie. Poi l’esposizione internazionale con la “sfida” di dipingere un quadro di grandi dimensioni in due giorni, quando normalmente ne impiego ben di più». E per quella tela, che intitolò “Un momento magico”, Pastrello scelse un paesaggio della val Vogna, meta di tante sue escursioni.

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