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Referendum trivelle, domani si vota

Italiani alle urne dalle 7 alle 23
Articolo pubblicato il 16-04-2016 alle ore 18:00:16
Referendum trivelle, domani si vota 2
Immagine di repertorio

Domani si terrà il cosiddetto referendum sulle trivelle, il primo nella storia d’Italia ad essere stato ottenuto dalle Regioni. Sono stati infatti dieci consigli regionali, diventati nove dopo il ritiro dell’Abruzzo, ad aver depositato le firme necessarie per indire il voto popolare.

Si tratta di un referendum abrogativo: ciò significa che, per ottenere la validità, alle urne dovrà andarci almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Gli elettori dovranno esprimersi su una questione piuttosto tecnica. Saranno chiamati a decidere se i permessi per estrarre idrocarburi in mare, entro 12 miglia dalla costa, cioè più o meno a 20 chilometri da terra, debbano durare fino all’esaurimento del giacimento, come avviene attualmente, oppure fino al termine della concessione.

Le compagnie estrattive operano in  base a concessioni la cui durata iniziale è di 30 anni. Tali concessioni possono essere prorogate due volte, cinque anni per volta. Passati i 40 anni, secondo la normativa esistente, la concessione scade e la trivellazione termina. La norma inserita nella Legge di stabilità dal governo Renzi consente però all’attività estrattiva di proseguire, al di là delle concessioni, fino all'esaurimento del giacimento.

In Italia le piattaforme sono 21: sette in Sicilia, cinque in Calabria, tre in Puglia, due in Basilicata, due in Emilia Romagna, una nelle Marche e una in Veneto.

In pratica, se il referendum dovesse passare - raggiungere il quorum con la vittoria del sì - le 21 piattaforme dovranno essere smantellate una volta scaduta la concessione, senza poter sfruttare completamente il gas o il petrolio nascosti sotto i fondali. Non cambierà invece nulla per le perforazioni su terra e in mare oltre le 12 miglia, che proseguiranno, né ci saranno variazioni per le nuove perforazioni entro le 12 miglia, già proibite dalla legge.

In caso di vittoria del «No» (o di mancato raggiungimento del quorum), le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero scadenza certa. Questo nonostante le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia. 

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