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Restauro della ''strage'' del Sacro Monte protagonista su Repubblica

“L’arte fa strage”: la cappella 11 su “il venerdì”
Articolo pubblicato il 12-01-2018 alle ore 08:48:25
Restauro della ''strage'' del Sacro Monte protagonista su Repubblica 1
Restauro della ''strage'' del Sacro Monte protagonista su Repubblica 1

La cappella della Strage degli innocenti al Sacro Monte di Varallo anche sulle pagine di "Repubblica"che ha dedicato all’intervento un servizio sul numero del 29 dicembre del settimanale “il venerdì”. Dal titolo “A Varallo l’arte fa strage”, il servizio a firma di Armando Besio ha il merito di diffondere ancora una volta la grandezza della “Gerusalemme valsesiana”, dei suoi tesori e dei loro artefici che, a parte Gaudenzio, sono sconosciuti al grande pubblico, come appunto è la cappella undici, il cui pavimento ora appare marchiato di rosso: «Il colore era nascosto sotto un antico strato di polvere - riferisce Besio -. Lo hanno riscoperto i restauratori, non senza un brivido di commozione. E’ il rosso sangue dei bambini massacrati dagli uomini di Erode...».

Nel frattempo si avviano verso la conclusione i restauri della stessa cappella, una delle più celebri e struggenti delSacro Monte di Varallo. Il termine dei lavori, avviati nel 2015, è previsto nei prossimi mesi, giusto in tempo per riaprire la cappella per l’evento internazionale - la grande mostra dedicata a Gaudenzio Ferrari - che porterà senza dubbio migliaia di visitatori a Varallo e nella sua Gerusalemme dal 23 marzo al 16 settembre prossimi. La mano di Gaudenzio non compare in questa cappella che sorse successivamente alla sua morte avvenuta a Milano nel 1546 (venne costruita grazie ai finanziamenti elargiti dal duca di Savoia Carlo Emanuele I, in visita al Sacro Monte di Varallo verso il 1584, e due anni dopo era terminata nella struttura ad opera dei D’Enrico, l’altra grande famiglia di artisti valsesiani che diede i natali al Tanzio), ma è senza dubbio una delle più celebri per il suo tremendo verismo, che ha fatto la grandezza del Sacro Monte varallese.

Un restauro lungo e impegnativo quello in corso, interamente finanziato e gestito dalla Svizzera, precisamente dalla fondazione Isabel und Balz Baechi Stiftung (circa 400mila euro), finalizzato al recupero dell’edificio e delle oltre settanta statue in terracotta, tutte a grandezza naturale, che creano la cruda rievocazione dell’episodio descritto dal Vangelo di Matteo. La fondazione di riconosciuta fama, senza fini di lucro, sorta per la difesa dei dipinti murali, interessata soprattutto a intervenire nei siti Unesco, ha ricevuto anche il grazie ufficiale dal Comune di Varallo che nel maggio scorso ha conferito ai coniugi Balz e Isabel Baechi la cittadinanza onoraria.

 

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