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Trivero, Omar Gioia è una delle ''eccellenze del Piemonte''

L'imprenditore premiato a Novara per il su impegno sociale e l'opera di beneficenza
Articolo pubblicato il 05-10-2016 alle ore 11:19:24
Trivero, Omar Gioia è una delle ''eccellenze del Piemonte'' 2
Omar Gioia, una delle ''eccellenze del Piemonte''

“Eccellenza del Piemonte” questo il riconoscimento assegnato dal gruppo novarese “50 & più”, che raduna i pensionati di Confcommercio Piemonte, all'imprenditore triverese Omar Gioia (85 anni).

Il premio viene riconosciuto agli associati che si sono impegnati nel sociale e hanno regalato positività al territorio, come nel caso di Omar Gioia. «La sua attività nel volontariato - si legge nella motivazione - spazia dall’aiuto alle singole persone, alle organizzazioni per la ricerca sul cancro e l’assistenza agli anziani».

Proprio venerdì sera chi era in biblioteca ha potuto ascoltare la sua fisarmonica, chiamata ad accompagnare la presentazione di una raccolta di favole firmata da Fiorina Festa Bianchet: “Storie di animali e uomini, un po' vere e un po' no”, questo il titolo del volume. I racconti, scritti con semplicità e autenticità, sono stati apprezzati dal pubblico, che non ha voluto mancare all'appuntamento culturale. E Gioia ha arricchito la serata regalando qualche emozioni in più con la sua inseparabile fisarmonica. «Suono sempre con grande entusiasmo – racconta l’imprenditore-musicista –. E’ tutto come la prima volta che sono salito sul palco. Ricordo che avevo nove anni e ho debuttato al teatro Sociale di Biella, come mascotte, suonando la fisarmonica. Avevo vergogna di esibirmi così mio papà mi ha letteralmente spinto sul palco dicendomi “Va fora Omar”. Lì è stato il mio debutto, poi al teatro Sociale ho suonato con il Jazzclub e al Processo del Babi con Beppe Pellitteri».

Nato a Trivero il 24 febbraio 1931 Omar Gioia è stato perito chimico e imprenditore con la Tintoria di Trivero che guidò per anni. Ma fin da giovane ha anche portato la sua fisarmonica nelle case di riposo del Biellese regalando allegria e simpatia agli ospiti degli istituti. «Giro per gli istituti ormai da decenni. Le case di riposo che ho visitato sono una ventina, ci sono poi stati gli ospedali e altri eventi come il Babbo Natale in via Italia con l'Unicef. A 14 anni ho iniziato a suonare nelle case di riposo perché mia mamma mi portava in visita a quella di Mosso. Pian piano mi sono attrezzato e avevo con me una raccolta di brani da cantare con gli ospiti. Ho sempre ricevuto molto da queste persone: dai bambini, anziani o ammalati, era un dare e un avere». 

Come imprenditore, Gioia ha avuto un occhio di riguardo anche per i meno fortunati, inserendo negli anni passati nella sua azienda alcuni gli extracomunitari che hanno così potuto avere un lavoro dignitoso. Ha continuato a suonare nel Tarlo, gruppo cabarettistico nato nel 1973. «Io sono un autodidatta, suono a orecchio – puntualizza Gioia –. Ho iniziato a suonare nell'osteria di mio nonno, mentre mio papà suonava il mandolino. La musica è una parte fondamentale della mia vita, mi reputo una persona sensibile e questa sensibilità cerco di trasmetterla agli altri».
La storia di questo musicista popolare è stata anche racchiusa nel libro “Omar Gioia l'orecchio e il cuore” scritto da Enrico Strobino.

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