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Valanga ad Alagna, ma è una esercitazione

Un test utile per misurare la reattività
Articolo pubblicato il 06-02-2018 alle ore 16:51:17
L'esercitazione ad Alagna
L'esercitazione ad Alagna

Si è conclusa  una simulazione di incidente da valanga effettuata dalla stazione di Alagna Valsesia del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico dagli operatori del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di stanza a Riva Valdobbia  e i carabinieri di Alagna. Si è trattato di un’esercitazione unica nel suo genere poiché non pianificata in anticipo: i tecnici intervenuti sono stati chiamati senza preavviso come in un intervento reale.
Alle ore 9 in punto di questa mattina è partita la macchina organizzativa per un intervento di soccorso su un’ipotetica valanga staccatasi nel territorio della Val Vogna. All’arrivo sul luogo dell’incidente, gli operatori si sono trovati un figurante/testimone che raccontava di aver visto 6 escursionisti inghiottiti nella massa nevosa. In realtà il campo valanga era stato preparato nei giorni scorsi da alcuni tecnici all’insaputa delle squadre e precedentemente erano stati nascosti sotto la neve 3 manichini e 3 figuranti in carne e ossa. L’obiettivo era mettere alla prova gli operatori sull’utilizzo dell’ARTVA (Apparecchio per la Ricerca del Travolto da VAlanga) e le 2 Unità Cinofile da Valanga presenti, oltre alle strategie di coordinamento e collaborazione tra i componenti dei due corpi. I figuranti fingevano infortuni tipici dei travolti da valanga e necessitavano di specifiche tecniche di estricazione e stabilizzazione da effettuarsi in collaborazione tra gli operatori e la componente sanitaria del CNSAS Piemonte, mentre i manichini rappresentavano le vittime della slavina e richiedevano una lavoro di coordinamento tra i volontari del CNSAS Piemonte e dell’autorità pubblica rappresentata da Sagf e Carabinieri per la rimozione delle salme.
«Si è trattato di un test molto utile - ha dichiarato Fabio Loss, Capostazione CNSAS Piemonte di Alagna - perché ci ha consentito di misurare la reattività dei nostri operatori in una situazione più reale possibile. A differenza delle esercitazioni classiche, abbiamo valutato la rapidità dei tecnici nel presentarsi in condizioni di operatività sul luogo dell’incidente. L’aspetto più positivo è legato alle piccole complicazioni emerse a livello di coordinamento tra corpi e di comunicazione sul terreno perché offrono nuove sfide operative su cui lavorare per rendere il nostro servizio più efficiente».

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