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Ecco cosa scrive il vice parroco ai fedeli, annunciando che si prepara a lasciare la comuntà

Varallo, la lettera di saluto di don Angelo

Si parla di "muri di diffidenza", "gruppi di potere occulti" e messe semideserte, e si invocano "soluzioni radicali"
Articolo pubblicato il 24-11-2015 alle ore 11:51:07
Varallo, la lettera di saluto di don Angelo 3
Don Angelo Belloni

Una bellissima e vivace città, tormentata però da una situazione di conflittualità che ha svuotato la chiesa e creato "muri di diffidenza" e "gruppi di potere occulti". Questa la Varallo che dipinge il vice parroco don Angelo Belloni annunciando ai fedeli la sua prossima fuoriuscita dalla comunità. Contro questo malessere il sacerdote invoca il coraggio per attuale "soluzioni radicali". Ecco la lettera integrale.

«Cari amici, sono arrivato a Varallo tre anni e tre mesi orsono. Ringrazio tantissimo il Vescovo Monsignor Brambilla per l’accoglienza in Diocesi, per l’aiuto discreto in alcuni momenti delicati e per avermi mandato in una città bella, ordinata, vivace  e fantasiosa - anche nella sua amministrazione civile -, attiva, solidale ricca di storia e di cultura che mi ha pure riossigenato il corpo e lo spirito. Anche questo mio ennesimo trasferimento sicuramente rientrava in un disegno della provvidenza e misericordia divina.

Ringrazio i fedeli delle parrocchie che ho visitato più di frequente oltre a Varallo, Civiasco e Crevola-Parone e inoltre Casa Serena con i suoi tanti ospiti e splendido personale e volontari. Tanti piccoli e grandi segni di affetto e i pasti quotidiani donati da Casa Serena mi hanno sostenuto e incoraggiato nel mio lavoro e offerto la possibilità di conoscere meglio e amare di più la realtà sociale prealpina. Ringrazio quanti mi hanno sostenuto la mia opera in favore dei bambini del Guatemala che proseguirà attraverso l’Associazione da me presieduta.

Purtroppo ultimamente alcuni problemi di salute hanno disturbato parecchio il mio lavoro e mi è stato imposto un ritmo di lavoro e un ambiente di vita più tranquillo che devo assolutamente rispettare. Non appartenendo poi a questa comunità diocesana, come più volte mi è stato fatto notare e pesare, dal momento che la mia Arcidiocesi di Modena col suo nuovo Arcivescovo, necessita del mio apporto in relazione alla mia preparazione più specifica, per una causa di canonizzazione che mi porterà spesso a Roma, non posso tirami indietro. Inoltre la crisi del clero che si sente anche a Modena, richiede la mia presenza soprattutto nelle zone più scoperte. Probabilmente andrò a lavorare a Maranello per cui mi sarà più facile fare qualche salto veloce nella stupenda Valsesia.

Prima di congedarmi da voi, all’arrivo del prossimo anno, voglio esprimere pubblicamente, essendo un mio diritto e  dovere, la mia opinione di fedele della Chiesa cattolica e di Vicario parrocchiale con la speranza di contribuire in modo significativo al riesame complessivo e alla soluzione dei problemi che già mi furono chiaramente illustrati dal Vescovo quando mi ha mandato. E’ quello che avrei desiderato fare ma che anche la mia incapacità non mi ha permesso di portare a termine.

L’attuale situazione – in primis l’assenza di dialogo e incapacità di collaborazione (sinodalità) - in seno alla comunità ecclesiale e civile di Varallo che ha portato negli anni all’erezione di muri sempre più alti e spessi di diffidenza, incomprensione e di conflittualità e alla formazione di compartimenti stagni, gruppi di potere occulti, richiede un urgente e illuminato intervento in grado di adottare soluzioni coraggiose, e radicali. I famosi “pannicelli caldi” possono solo fare incancrenire ulteriormente la piaga.  La situazione non può essere ulteriormente tollerata pena un danno permanente all’immagine e al ministero della stessa. Del resto se la comunità, pur nella sua scomoda fisionomia profetica, non riesce a promuovere riconciliazione, dialogo, consenso e collaborazione ha fallito il suo obiettivo primario perché sulle contrapposizioni e le divisioni non si costruisce niente. L’aver dovuto assistere allo svuotamento progressivo di fedeli della nostra stupenda Collegiata, il dover celebrare ogni giorno con pochissime persone, è stato per me motivo di grande sofferenza e un segno inequivocabile del malessere serpeggiante.

Le nuove bellissime linee dettate dal Vescovo e dal Sinodo diocesano sulla collaborazione tra le parrocchie e la promozione delle energie disponibili richiedono un salto di qualità nei rapporti inter ecclesiali che necessita delle persone e dei mezzi idonei e anche di un coinvolgimento in prima persona dei vertici diocesani in questo lavoro che segna una svolta epocale.

Mi scuso per i miei grandi limiti e per l’incapacità  di aver potuto fare molto di più e molto meglio. Fraternamente e serenamente».

Don Angelo Belloni

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